Fra senso di Sé e cavallo dell’Io

Sul filo di un equilibrio da inventare e a cui tendere momento per momento,
giorno per giorno, età per età

Per come sia facile pronunciarle e per quante se ne dicono, sembrerebbe che le parole abbiano poco senso: che si possa dire tutto e il suo contrario; dirne una e rettificarla; o non averla detta affatto; o che chi ascolta ne abbia distorto il senso. E poi quelle tante taciute, per discrezione, e sia, o per dubbio, e anche; ma le tante per paura, è triste!
È che dal flusso del dire si può misurare il proprio stato, e questo le rende favolose, giacché offrono il senso di misura della relazione col mondo e del grado di coscienza di quanto intimamente ci connatura. Vibrazione che genera materia viva, vibrazione in cui fluisce il palpito che anima la vita. E siamo in cerca della parola buona, fra quella esili e timide o quelle eccedenti oltre misura.

Appena espressa l’ultima, sembra talvolta non essercene più, diluite e scomparse, o frenetiche affollarsi a non sapere quale far precedere.
Dimensionano il reale, le parole, per quanto l’interiore vissuto riesca a sfociare in espressione di Sé, con capacità di graduarsi per l’essenziale da manifestare e valutandone al contempo l’intensità in rapporto al contesto, e rendendo evidente il rapporto fra senso di Sé e cavallo dell’Io; dove senso di Sé è la condizione del proprio originario essere, e cavallo dell’Io è azione di superamento della culla originaria che permette giungere a percorrere le vie del mondo.

M’imbatto in questa frase riferita a Roberto Napoletano, che commemora Fabrizio Forquet:  «Il suo cervello correva così tanto che la vita non è riuscita a tenergli testa» ( >> ),  che ben coglie il cavallo dell’Io nel “cervello che correva così tanto”, e il senso di Sé, nella “vita che non è riuscita a tenergli testa.”

Raffigura gli istinti talvolta impetuosi, il cavallo dell’Io, mentre il senso di Sé è la culla originaria che ci contiene. E sviluppare equilibrio fra tali aspetti, è favorire le condizioni migliori di realizzazione personale, salute, soddisfacenti relazioni col mondo.

Gesti, scelte e comportamenti già dicono del rapporto fra senso di Sé e cavallo dell’Io, così come la parola e il flusso del discorso che, nel concorrere a darne misura, costituiscono mezzo e strumento, per quanto si voglia e sia possibile, modificare e trasformare il rapporto fra le due dimensioni: ad un cavallo che sia utile placare può corrispondere una culla da ampliare. È madre il senso di Sé che ci contiene ed è padre il cavallo dell’Io che apre al mondo, e se pur non si sovrappongono queste due, che si riconoscano e restino in contatto vicendevole, è auspicabile.

Il flusso discorsivo anima la vita, in ragione di essenziale capacità espressiva, ed in ragione di sua intuibile qualità, per quanto sia attinente al sentire profondo, o quanto con esso ci si tenga in superficie, dire ma senza troppo dire. E della coerenza interna, per quanto elementi diversi d’esperienza siano in interazione fra loro, determinando fluide espressioni, o se asimmetrici incuneandosi come nodi nel flusso del respiro e del pensiero.

Parola si genera nel fluire del pensiero, e pensiero si genera nel fluire di parola. Parola interrotta, sottaciuta, bloccata, interrompe pensiero. Che possa avere dell’indicibile, questo sì, non che si volatilizzi e scompaia. Siamo a cogliere proprio l’indicibile per trasformarlo in “dicibile”, che si possa dire, che abbia diritto ad essere detto, che si possa esprimere, ché, se originata come esperienza e come pensiero nella mente, abbia diritto a venire al mondo. E di nascita si tratta, di venire al mondo anche di parola, tenerezza pura, sgorgare di vitalità, appunto. E con parola fluiscono vissuti, trasformazioni nel corpo, vive emozioni. Quanto da cogliere, da sperimentare e trasformare, volendo, in linguaggio nuovamente, con un passo ulteriore nella conoscenza di Sé.

1 commento
  1. Luciano Provenzano
    Luciano Provenzano dice:

    “L’autoriconoscimento è lo sforzo dell’uomo, mai totalmente compiuto, di superare teoreticamente la dicotomia con se stesso, di distinguersi da sé tramite il suo Io inesauribile, e di giungere all’unità con se stesso.”
    D. Bonhoeffer

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