Un dibattito a Parabita
a proposito della mostra
Votiva – Collezione pubblica d’Arte
Contemporanea della Città di Parabita

Marcello Seclì su
Nuovo Quotidiano di Puglia
24 maggio 2024

Identità da coniugare con Alterità

Luciano Provenzano

25 maggio 2024

È indubbio un certo smarrimento indotto dal globalismo in cui oggi siamo immersi, che talune visioni antropologiche vorrebbero  in qualche modo fronteggiare mediante una sempre maggiore esaltazione dell’identità culturale dei territori. Una sana propulsione identitaria del proprio  territorio, con tradizioni e cultura è senz’altro utile e necessaria. Quel che qui s’intende mettere ad osservazione è un binario a senso unico che nell’esaltare la visione identitaria rischia di smarrire una visione più ampia della realtà dei territori e dei rapporti interconnessi al loro interno.

Italia Nostra sezione Sud Salento da ormai qualche decennio promuove l’iniziativa “Identità Salentina” per la valorizzazione della cultura del territorio del nostro Salento con i patrimoni in questo custoditi. Iniziativa senz’altro encomiabile, ma col limite di esclusivizzare l’aspetto identitario. Se da un lato l’identità sembra rinforzare un legame fra chi si riconosce in essa, per appartenenza territoriale, cultura, tradizioni, dall’altro rischia di allontanare chi di essa ne fa un rifugio ritenuto salvifico, da una visione più spaziosa che comprenda la necessità di interfacciarsi con un mondo più ampio che non è lì fuori, oltre i confini del proprio territorio, ma che è già qui, dentro, fra le nostre strade, parla lingue diverse dalla nostra, le nostre tradizioni le partecipa come eventi del tutto nuovi. Interfacciarsi e relazionarsi con questa  umanità che sempre più numerosa ormai giunge da oltre confine rende necessario adottare anche un altro termine, e nel prendere in considerazione “l’identità” occorre considerare anche “l’alterità”, ovvero la persona diversa che arriva fra noi, con la propria storia, lingua e cultura.

È nostro questo nostro territorio ma è anche suo, di chi ci giunge; è nostra la nostra tradizione ma è anche sua se pur è la prima volta che la partecipa, e lo potrà essere ancora di più se tornerà ancora o se si fermerà qui a vivere. Sia un vago incontro per le vie del paese, sia una qualche esperienza partecipata insieme  nel contesto della vita cittadina, rende necessario un comune riconoscersi che esula e va oltre il fatto che qualcuno qui vi è nato e vi sta da generazioni, e chi invece vi giunge per la prima volta ma il cui intento è di sentirsi accolto e come in casa propria. Questo sentirsi insieme nell’esperienza della vita del Paese rende necessario maturare una concezione di eguaglianza che, pur considerando l’aspetto identitario del riconoscersi nel luogo riesca ad andare oltre per cogliervi l’alterità – l’essere altro rispetto a chi qui vi abita da sempre – che chi giunge da fuori porta con sé. In tal senso occorre dar valore all’affermazione del sociologo Jean-Louis Fabiani il quale afferma: “Il progresso dell’uguaglianza presuppone la perdita progressiva di importanza delle separazioni identitarie” (in “La trappola dell’identità”, Micromega, Ottobre 8, 2021). E ciò non in astratta teoria, ma nell’atto pratico e concreto.

Un esempio della difficoltà a poter integrare favorevolmente la spinta identitaria con l’accoglienza dell’alterità è riscontrabile nel dibattito che sta suscitando in questi giorni, nel contesto cittadino di Parabita “Votiva – Collezione pubblica d’Arte Contemporanea della Città di Parabita”.  L’Amministrazione Comunale l’ha promossa, alcune voci critiche la contestano. Sono 16 artisti contemporanei, di formazioni e provenienze diverse, a dare vita a una collezione d’arte permanente e diffusa nelle edicole votive di Parabita, in provincia di Lecce. Lo scopo del progetto, chiamato appunto Votiva, è quello di rivalutare queste risorse storico-religiose, che spesso giacciono in stato di abbandono, ma anche e soprattutto riqualificare il territorio e fortificare il senso di coesione della comunità locale.

Fra chi la contesta, anche un componente di Italia Nostra, nella persona di Marcello Seclì, il quale giunge ad affermare invece che questa mostra ” manomette molte delle edicole, che nel tempo hanno segnato i percorsi devozionali dei parabitani, facendo collocare al loro interno manufatti dalla scarsa comprensione e attinenza con la storia di quelle edicole che – in diversi casi raggiungono l’agnostico.”

Il problema che si pone è quanto l’identità, l’essere uguali a se stessi, sappia dare spazio all’alterità, a modi di essere anche diversi dal proprio. Se la rappresentazione del passato deve necessariamente riprodurre se stessa non ci sarà spazio per una visione nuova che accolga esistenze, culture, modi di essere e di fare che evidentemente non appartengono alla realtà tradizionale del luogo e pertanto ne sarebbero esclusi. L’arte può costituire una fucina per sperimentare una contaminazione in positivo di culture e modi di essere e di intendere la vita ed espressioni del vivere  fra loro diverse.

“Votiva” a Parabita è una apertura di credito per una visione che sappia trovare connessione e integrazione fra ricchezza antica identitaria e alterità d’apertura al nuovo. Il valore del nuovo andava accolto  in spazi di rappresentazione valoriale dell’antico. Lo si è individuato in alcune edicole votive  del centro del Paese, abbandonate da decenni, senza più la loro funzione di un tempo, giacché a dare ad esse valore era soprattutto la relazione umana e il sentimento religioso popolare che o si è trasformato per taluni aspetti o purtroppo per tanti versi è scomparso. Non è un delitto. Anzi! È un’apertura di credito al futuro. È la possibilità che antico e nuovo s’incontrino, che identità si coniughi con alterità.

Gestalt è anche impegno politico

Da  un intervento di Stefan Blankertz in La psicoterapia della Gestalt nella pratica clinica. Dalla psicopatologia all’estetica del contatto , Autori e curatori Gianni Francesetti , Michela Gecele , Jan Roubal, F. Angeli editore 2014, anche in e-book qui
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“Fin da Sigmund Freud, la psicoterapia ha esercitato un’influenza politica (…) Laura e Fritz Perls coltivavano forti interessi politici e le loro biografie sono plasmate dall’esperienza della persecuzione razziale e politica in Germania. Tuttavia è a Paul Goodman che ci si deve rivolgere se si vuole cercare l’esponente più rappresentativo della dimensione politica nella psicoterapia della Gestalt: Goodman incorporò nella psicoterapia della Gestalt una teoria sociale motivata politicamente. (…) L’interesse di Paul Goodman nei confronti dei problemi politici non cambiò. Egli si chiedeva perché le persone rimangono in silenzio addirittura quando la struttura sociale li fa ammalare e li rende infelici.”
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Sulle tracce di tale orientamento anche Gestal House APS è impegnata sui temi di vita sociale e politica dove ci si trova a vivere ed operare, avendo di mira di preservare il senso profondo delle relazioni interpersonali e contribuire nel prenderci reciprocamente cura per un mondo a misura d’umano.