leggere e scrivere ai tempi di internet

Foto: Redazione di spazi_di/versi - foglio di poesia; da sx: Roberto Cataldini, Luciano Provenzano, Antonio Errico, Elio Leo, Franca Capoti; Parabita (Le), 1984

Redazione di “Spazi di/versi – foglio di Poesia”, Parabita (Le), 1984; da sx: Roberto Cataldini, Luciano Provenzano, Antonio Errico, Elio Leo, Franca Capoti

«E soprattutto penso che scrivere sia un’esperienza meravigliosa, che deve essere un’esperienza per tutti (…) La lettura di mail, le storie sui social, la consultazione dei motori di ricerca ha esteso la lettura oltre ogni immaginazione». Roberto Cotroneo, intervista di Gloria Indennitate, La Gazzetta del Mezzogiorno, 7 agosto 2014

Scrivere, un’esperienza per tutti, e si legge sempre più: ne è convinto Roberto, facendosi interprete di una diffusa tendenza per la quale qualsiasi lettura e qualsiasi espressione di scrittura segnano un avanzamento culturale. Non ne sono convinto. C’è scrittura come distillato d’esperienza offerta su un piano intermedio della relazione; e c’è scrittura come sfogo sbattuto in faccia a chi vi si imbatte. La prima ha bisogno di essere accolta_gradita_fatta propria dal lettore; la seconda semplicemente colpisce, come un pugno. Come differenza anche fra sfogo_cacca_vomito e un distillato_miele_elisir. È pur vero che in natura tutto si rigenera e rivive; e De Andre vi canta: “dal letame nascono i fior”; (che dai diamanti non nasca niente andrebbe verificato con chi per possederne le miniere ci fa guerre su guerre, e per acquistarli impegna patrimoni). È bello ed importante che l’esperienza di scrittura/lettura diventi modalità espressiva/recettiva per tanti e tanti, sempre più. Ma a condizione di cogliere qualche differenza, quale che scrivere abbia ad esempio corrispondenza col partorire più che col defecare. Si potrebbe individuare una corrispondenza funzionale nel dar vita, mediante il parto, ad una nuova creatura, e, nella deiezione, il ricreare spazio vitale in se stessi. Ma occorre intuire la sostanziale diversità fra le due azioni, e non si può ritenere che a pari titolo entrambe possano simbolizzare la scrittura. Metafora ulteriore è di scrittura come relazione amorosa più che come atto masturbatorio. Esperienze che se pur entrambe incluse anche queste nell’umano orizzonte, a cui non è però da attribuire pari titolo a rappresentare l’atto dello scrivere. Infatti ravvedo la scrittura più come ricerca di una relazione con chi si potrebbe avvicinare al testo scritto più che un’esperienza solitaria di autocompiacimento per l’atto in sé di scrivere. È pur vero che rappresentarsi in una relazione ideale col potenziale lettore, nel mentre si scrive, può giungere a castrare l’impulso espressivo che è favorito dall’immediatezza con la quale una certa idea cade su carta o foglio elettronico. Ma al fondo è quello che cerco quando scrivo: di essere capito, di trovare accoglienza, di fornire stimoli di riflessione per farne scaturire di ulteriori per chi legge, e per questo trovi gradimento quanto scritto. Di germinazione di idee possiamo dire. Libera esternazione di tutto quanto passa per la testa, nell’immediatezza del mezzo facile, con parvenza espressiva di scrittura, tale nell’essenza però non è. Difficile che a lungo andare nutrirsi diffusamente di deiezioni mentali, scarti emozionali, sfoghi del momento produca effettivo avanzamento culturale. Neppure lontano intento, con questa mia, mirare ad impedire o limitare l’immediatezza espressiva della pancia del popolo internautico. Ma non è da sottovalutare la tendenza di social network e similari connotati sempre più come sfogatoi di massa! molto più semplicemente poter chiarire che ci si può imbattere in due modalità espressive apparentemente simili nel mezzo utilizzato ma ben diverse nella sostanza. Come grano e gramigna sulla stessa terra, con sembianze vegetali entrambe, ma qualitativamente incomparabili fra loro.
Potrebbero così taluni, adusi alla scrittura, ritenersi in purezza angelicale, non necessitati in deiezioni, e al punto da distillare esclusivamente esiti pregiati? Oltre metafora, a fare differenza è il metodo con cui si sviluppa la scrittura, qualora si sia in grado di agire con funzione elaborativa per la quale l’idea che scaturisce va contestualizzata in rapporto al testo complessivo ed alla relazione nella quale essa si colloca. E ad un maggiore grado di contestualizzazione è intuibile ve ne possa corrispondere uno di minore autoreferenzialità. E mediante questa funzione giungere a cogliere persino il valore propulsivo di uno sfogo, potendolo al tempo stesso trasformare in fattore espressivo consono al contesto che lo accoglie e di cui si può giovare molto oltre il fuoco di paglia della reattività dell’istante. Evidentemente tale fuoco, per quanto fugace, se accompagnato da ulteriori elementi incentivanti (altra paglia o elementi gassosi nei pressi) potrà determinare incendi di più vaste proporzioni o deflagrazioni. Pertanto non è affatto da valutare sterile l’espressività di pancia che si attiva attraverso internet. Se sotto il profilo culturale, avanzamento da essa ben difficilmente ne può derivare, ma il suo estendersi e radicarsi non è da ritenere affatto irrilevante sotto il profilo degli esiti sociali.
È da auspicare che un percorso di trasformazione della realtà sia supportato, in pari tempo, da progressione sia sul terreno sociale che su quello culturale. Evidentemente, individuare i confini di uno e l’altro tali fattori nell’interagire sul piano della umana convivenza è ben arduo. Certo è comunque che esattamente non vi corrispondono. Ed è per questo che i progressi apparenti su uno dei due ambiti, se non sorretti anche sull’altra dimensione possono risultare del tutto inefficaci. Come ad esempio: l’esponenziale sviluppo tecnologico, si può dire che abbia corrispondenza nello sviluppo complessivo della qualità di vita sul Pianeta?
Scrittura come parto quindi e non come banale deiezione. E lettura come ricerca dell’altro attraverso il testo e non sequenza d’invettive sul viso di chi legge. Effetti e conseguenze profondamente diversi fra le due modalità; così come storie e relazioni diverse, e persone diverse che possono svilupparsi: si può diventare più umani o altrimenti anche più bestie. Si dà sfogo ad ogni impulso che sorga o, piuttosto, si cerca di rielaborare gli impulsi per trasformarli in messaggi che aprono ad un incontro possibile.
E questa è la scelta: contatto o rottura? Cerco l’altro, il lettore possibile, col quale condividere quanto vivo ed esprimo? o la scrittura è un mezzo per arpionare l’interlocutore e immolarlo a proprio vantaggio, sull’onda del bluff emotivo, sull’altare di un consenso basato essenzialmente su rancore_astiosità_odio? Scrittura è amore, o non è scrittura. Ma di che scrittura parliamo? Scrittura è essenzialmente contatto, è credere che il possibile lettore mobiliti la sua intelligenza per comprendere e far proprio il testo letto. Scrittura è fondamentalmente proposta a cui il lettore corrisponde una risposta; e la scrittura lascia tale margine. Scrittura come attacco indiscriminato, come espressione volgare, come esclusivo vento emozionale sarà poco scrittura. Potrà essere altro. Sfogo, cacca in faccia per far vedere quanto si sia stupidi ad accettare tutto quanto passa nell’aria o per via. Non crea consenso, non crea coscienza. Disgrega, sfilaccia ulteriormente, fa toccare con mano il fondo del barile, per dimostrare, al limite, quanto si sia già sul fondo. Ma non crea cultura, non crea futuro questo tipo di scrittura. Serve per un attimo -come sfogo-, ma a lungo andare disgrega, è veleno nel vivere sociale. Farà crescere il malessere. E sul malessere non si crea vita insieme. Cresce oggi anche una scrittura come trasposizione scritta dell’immediatezza espressiva orale che sa offrire una maggiore intensità comunicativa, ma pur sempre all’interno di una elaborazione testuale. Eccezionale, in tal senso, la scrittura di Giuseppe Cristaldi. Nel mentre la semplice modalità espressiva orale trasposta pari pari sulla carta svuota il senso della scrittura. Parlando di scrittura, è da cogliere con essa anzitutto il senso dell’essere nel mondo, il bisogno di crescere, di guidare la mente per andare oltre l’ovvio, il risaputo, il senso comune. È pur vero che ogni esperienza può diventare fattore di crescita. Ma ogni esperienza si configura con delle caratteristiche essenziali_proprie che le permettono di essere identificata in quanto tale. Giocare è diverso dallo studiare, anche se si può tanto imparare giocando e lo studio può diventare un gioco per chi lo apprezza. La scrittura ha fondamentalmente questa qualità, di aiutare a collegare l’immediatezza del momento al bagaglio di esperienza interiore della persona (come conoscenze, vissuti, storie). Ed è il connubio fra questi due elementi a determinare l’inseminazione feconda per il parto che la scrittura determina.

Foto: Redazione di spazi_di/versi – foglio di poesia; da sx: Roberto Cataldini, Luciano Provenzano, Antonio Errico, Elio Leo, Franca Capoti; Parabita (Le), 1984

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Fornisci il tuo contributo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.