Luciano Provenzano, appunti per “Cadenze per la fine del tempo” di Vittorino Curci

con Vittorino Curci a Serrano – Carpignano Salentino (Lecce), luglio 2023

Gioca con inquietudini il titolo: “Cadenze per la fine del tempo”: Armagheddon della storia o personale risvolto esistenziale?

Poesia fantastica che da ogni angolo d’immagine trae un riflesso discorsivo capace di far catapultare in uno spicchio di realtà riconoscibile. Poesia non facile, invisibile talvolta a prima vista, perché nascosta, ma affatto ermetica, poesia concreata impastata fra ore e giorni d’esperienza e di vissuto, impastata di realtà, che smuove per essere cercata, giacché c’è,  l’onda impetuosa , ma occorre venire a prendere.

Trasferito senso visivo di ciò che l’animo coglie immediato

Poesia troppo presa a nascondersi ma di fatto intenta a scavare più a fondo a cercare una parola ancora per non morire.

Poesia devastata dalle circostanze del vivere, disperata, senza aria per sopravvivere a se stessa: muore per dire che si muore.

La spola fra un mondo e un altro, per uno nuovo che s’apre.

Determinata chiusa ma che si aprire se bussi

È una poesia che non fa ridere, ché ogni tanto vorrebbe far ridere ma la tristezza è tale che non viene di farlo.

Da dove tante immagini, emozioni, parole per dire di esistere, o non?

Da rileggere per cogliere il non senso del tutto che l’attraversa: una poesia che spacca se stessa, s’immola per dire che comunque c’era, c’è stata, forse ci sarà.

È una poesia disperata, senza esito, senza futuro, vive per se stessa, alla ricerca di se stessa, si arrampica sugli specchi a cercare se stessa, e quando si trova si dispera perché non voleva trovarsi.

Cercare fra immagini la traccia onirica che conduce ad una parvenza di senso, e quando lo trova lo riduce in frantumi.

Ma tante parole per dire cosa? C’è un cuore che batte dentro? Sarà in libera uscita ogni tanto? O è sempre coperto, infangato, nascosto? Liberate quel cuore!

Un sussulto, un guizzo: la banalità quotidiana è asfissiante. Cerco un oltre fra immagini che scaturiscono ad ogni impulso nella miniera  della mente. Cerco l’adesso gravoso e impetuoso;  e giungervi ad aprirlo, darlo immediato, nudo, pur talvolta ramingo  ma reale.

So di te, del tuo nutrire il verso col reale, di sguardi e incontri, dell’innocenza della tua ricerca, che la tua parola è vera, ne sono testimone.

C’è un verso dove, s’intuisce, cerca di uscire, ma è più forte di sé: chiudere subito che non entrino spifferi a disordinare quel caos.

È poesia del reale, non sfugge, non si tira indietro né va oltre, lo perfora, lo coglie nell’essenza, quella lacrima pure.

Ma c’è speranza, quel tanto almeno? Non si gira altrove nel cercarla, non le sfugge quando la incontra, anzi la bacia.

Da dove tante parole ed immagini? Susseguirsi di fiotti dell’animo; onirismo quel tanto, ma poi tutto il resto? Invenzione del presente immediato offerto a caro prezzo, anzi regalato del tutto, buttato in faccia a chi non vuol sentire: io comunque dico quel che ho da dire!

Intrecciare il reale col fantastico, in quel preciso istante, e vedere che ne esce: un beverone per animali al pascolo: puoi andare anche più in là e sognare.

La cultura è regina, il sapere le coordinate, le uscite e le entrate, ad ogni passo un segno di ciò ch’è stato e non torna se non richiamato in vita a risorgere.

“Il vento è indossato come un cappotto”, la trovata più astuta per non avere più freddo, finalmente al riparo.

Poi la rileggi, perché dicono di noi, s’intuisce, si coglie, ma alla rilettura cogli meno che la prima, allora ti dai per disperso e passi avanti.

Ti vorrei abbracciare ma non posso, non arrivo a domani per abbracciarvi tutti, ma intanto qualcosa te la dico: come puoi anche tu restare appeso nell’attimo che corre o divincolarti e giungere avanti: io te l’ho detto!

Qualcosa esce a furia di stringere, e non sarà domani, e neppure oggi, ieri pieno, di tanta nostalgia, e la rivolto in assenza che parla e sorprende ancora.

Mente fluente di pensieri irradiati sul foglio.

E rileggere quanto appena letto per non essermi perso qualcosa; poi rileggi la stessa parola e pensi che in essa te ne stai perdendo un’altra che in essa è racchiusa.

Luciano Provenzano

***

Il libro: https://musicaos.org/cadenze-per-la-fine-del-tempo-vittorino-curci-poesia-38/

#premiostregapoesia

Lettura e vibrazioni con Vittorino, Maglie (Le), Galleria Capece, 29/03/2023 : https://youtu.be/ik6teM36pNk

Foto: https://www.facebook.com/permalink.php?story_fbid=727053492498146&id=100055805047853 

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