Caro Federico Leo Renzi, intervieni nelle scuole, dici, quindi “educatore”. Ti direi “collega”, ma nel tuo titolo, “Il problema siete voi”, non colgo colleganza. Rompi. Ma dove credi di andare senza collegamento sul terreno educativo? Se lì ci siamo noi e qui voi, la sconfitta è già nei termini in cui la questione è posta: non c’è domani, non ha senso nessuna ipotesi di interlocuzione, non ha senso che tu o io si vada a scuola. Perché ci vai?

Di cosa vai a parlare negli “istituti superiori”? cosa ti prefiggi con i tuoi interventi? Visto che hai studiato la Trap, e il Trap – di cui il tuo articolo – “racconta i conflitti, desideri, problemi della sua generazione e di quella seguente”, e “lo fa con un linguaggio (musicale e testuale) comprensibile”, qual è il tuo ruolo di educatore a fronte dei messaggi di tale Trap? Farli tuoi e rilanciarli? Poter essere critico e discuterli?

“La realtà che vi sputa in faccia senza filtri non la capite”; ma a chi “la sputa in faccia”, anzitutto, se non a coloro che lo ascoltano?

La rottura infra-generazionale che cogli col tuo articolo è gravissima: da un lato il mondo adulto perverso e cattivo e dall’altro, opposto, le candide nuove generazioni. Tale tua visione elude completamente le dinamiche dell’organizzazione del lavoro, del mercato globale, della società stratificata in classi sociali.

Miri essenzialmente a suscitare senso di colpa nelle generazioni dei più grandi per tutti i mali sociali che nomini, dal “feticismo del logo” fino alle “delocalizzazioni per aumentare i dividendi degli azionisti”, giacché tutti gli adulti avrebbero, secondo te, dividendi azionari e interesse a delocalizzare, compresi i milioni di lavoratori che sono rimasti senza lavoro a motivo delle delocalizzazioni.

Dirlo qualunquista, il tuo discorso, è dir poco; più nocivo, per la distorta visione della realtà che proponi.

Come ti riesca un tale distorsione prospettica è presto detto: non sei né di qua ne di là; sei sopra; alieno. Da cogliere, fra altre, nella seguente tua espressione: “Voi questo discorso l’avete ripetuto fino alla nausea nelle scuole, nei media, nelle convention di marketing ed economia, che loro l’hanno interiorizzato, fatto diventare un’estetica e uno stile di vita.”

“Voi (a cui io non appartengo) questo discorso l’avete ripetuto fino alla nausea (…) che loro (a cui io non appartengo) l’hanno interiorizzato (…).” Se dalla parte dei giovani, avresti detto: “Noi (a cui io appartengo) questo discorso l’abbiamo interiorizzato (…)”; se dalla parte degli adulti avresti dovuto ammettere “Noi (a cui io appartengo) questo discorso l’abbiamo ripetuto fino alla nausea (…)”.

Sul finire cerchi di recuperare la prospettiva di un “ponte fra le generazioni” a cui intenderebbe mirare la Trap, ma è un tentativo maldestro, per il semplice fatto che il “ponte” richiederebbe il riconoscimento di due interlocutori, ovvero i giovani e i più grandi. Sennonché, immediatamente dopo vieni a dire che agli adulti “capire e dare risposte ai problemi dei giovani non interessa, non vi interessa nemmeno parlarci”. E allora se dici che la Trap ha di mira la possibilità di “un ponte” fra generazioni ma uno degli interlocutori di questo ponte per te non esiste, che senso ha dire che vi sarebbe un possibile ponte? Chi lo dovrebbe sostenere, solo un lato, e mantenersi in aria?

Una sana autocritica è il miglior requisito di ogni un buon educatore. Te lo auguro!

Federico Leo Renzi,
Il problema non è Sfera, siete voi

Ho studiato la Trap come fenomeno sociale, sia quella italiana che americana. Ho fatto delle interviste qualitative ai ragazzi che l’ascoltano, li ho frequentati, sono andato (sto andando) negli istituti superiori a parlarne, ho organizzato pure un paio di concerti per loro. Quindi ho qualche vaga nozione di quello che sto per scrivere.

L’ultimo problema che abbiamo in Italia (credo se la giochi alla pari con il terrapiattismo) è Sfera Ebbasta. Il ragazzotto in questione fa esattamente il mestiere per cui è pagato e seguito: racconta i conflitti, desideri, problemi della sua generazione e di quella seguente. Lo fa con un linguaggio (musicale e testuale) comprensibile al suo uditorio, linguaggio che non ha inventato lui, ma è una fusione delle serie tv, dei film, della musica pop e del gergo giovanile della sua generazione.

Lui non ha creato nulla, lo ha solo interpretato e reso visibile. E qui sta il vero problema, che non è suo né del suo uditorio, ma vostro. La realtà che vi sputa in faccia senza filtri non la capite, vi fa paura, vi sembra un incubo distopico. Codeina ed eroina sono tornate, circolano fra i ragazzi in quantità che non immaginate, a costi bassi nemmeno fossero brani scaricabili da Spotify.

Le ha diffuse la Trap? No, circolavano da tempo come sedativi contro l’ansia dell’isolamento sociale, del non avere futuro, dell’essere inchiodati nel circolo eterno di lavori precari e sottopagati. La Trap si limita a farvi vedere quanto sono presenti e pervasive.

Le ragazzine minorenni che vendono immagini/video porno per una ricarica da 10 euro del cell, che scopano con il ragazzo con più follower della scuola per poi postare una foto su Instagram e guadagnare 100 like in più, che si fanno chiamare troie e se ne vantano in opposizione al neobigottismo del politicamente corretto, non esistono perché ci hanno scritto delle barre Sfera o la Dark Polo Gang. Sono le sorelle povere e politicamente scorrette di Chiara Ferragni, la stessa che portate in palmo di mano come esempio di giovane imprenditrice di successo, innovatrice di marketing, donna consapevole ed emancipata.

Il motto “No way out” che è la bandiera della Trap, non l’hanno coniato Lil Peep o Ghali, ma è ripreso da un famoso discorso della Margaret Thatcher, in cui la premier di ferro inglese davanti alla macelleria sociale conseguenti alle riforme neoliberali sosteneva non ci fosse altra strada, altro mondo possibile, se non quello del tutti contro tutti per le ultime briciole del benessere. Voi questo discorso l’avete ripetuto fino alla nausea nelle scuole, nei media, nelle convention di marketing ed economia, che loro l’hanno interiorizzato, fatto diventare un’estetica e uno stile di vita.

Vi fa schifo vederli agghindati con rolex da 50.000 euro, Nike anni ’90 da 500 euro a botta, felpe Pyrex pagate 10 volte il loro prezzo di produzione? Chi ha inventato il feticismo del logo, il marketing che associa dei “valori” ad un brand aziendale, la delocalizzazione per aumentare i dividendi degli azionisti? Non certo loro, non erano nemmeno stati concepiti quando voi idolatravate MTV, celebravate i prodotti Apple come fossero rivelazioni divine, vi riempivate la bocca di delocalizzazione e abbattimento dei costi di produzione per favorire la ripresa del consumo.

Adesso vedete gli effetti incarnati di quello che predicavate (ma soprattutto praticavate ogni giorno, da 30 anni a questa parte) e vi fanno paura? Il problema non è di Sfera né dei ragazzini che lo ascoltano, ma vostro. Vi fanno ribrezzo perché sono voi senza le vostre menate buoniste, la vostra retorica dei veri sentimenti, il vostro moralismo da squali che piangono dopo aver divorato la preda? Nessuno ama guardarsi allo specchio, ma proprio per questo è necessario, e la musica pop è il più grande e fedele fra gli specchi.

Comunque la Trap non è un problema, anzi: permette un ponte fra le generazioni, di entrare nell’immaginario dei giovani e giovanissimi per capire il loro problemi e provare a dare loro una risposta, permette di avere un linguaggio condiviso per parlarci da pari a pari. Ma a voi capire e dare risposte ai loro problemi non interessa, non vi interessa nemmeno parlarci. Vi basta metterli in riga, farli stare zitti, nascondere sotto il tappeto le contraddizioni e la solitudine a cui li costringete. Non siete intellettuali, critici, insegnanti o educatori: siete l’ennesima incarnazione dell’eterno fariseo.

IL PROBLEMA NON E' SFERA, SIETE VOIHo studiato la Trap come fenomeno sociale, sia quella italiana che americana. Ho…

Pubblicato da Federico Leo Renzi su Domenica 9 dicembre 2018