Il laboratorio interiore

Trasformare emozioni, sentimenti, stati d’animo, visioni del mondo, questo e tanto altro, quel che può avvenire nel laboratorio interiore. È magico questo laboratorio, nel senso vero del termine, di riuscire a trasformare in bellezza i metalli pesanti della quotidianità: odio e rancori, maldicenze, oscenità, rabbie, ed ogni altro gravame che incomba. Gli elementi essenziali di cui occorre dotarsi per attivarlo sono riferibili a tre funzioni essenziali:
– saper leggere cosa avviene in se stessi;
– cosa sta avvenendo nel contesto relazionale di riferimento;
– disporre di adeguate capacità di comunicazione per interagire nella circostanza.
Gravame quotidiano ha riferimento diretto con gravità terrestre, per la quale, naturalmente, ogni peso tende ad andar giù. È normale che nascano conflitti, pensarla diversamente, che si generino incomprensioni e dissidi. Quanto si ha interesse ché un conflitto perduri? O che meglio sarebbe affrontarlo e risolverlo? Quanto una rabbia che si scateni improvvisa, talvolta da banalità, e che possa infrangere un rapporto anche d’amore, possa invece trovare elaborazione nel laboratorio interiore per essere trasformata minimamente, depurata dall’asprezza corrosiva e ricondotta in canali umanamente gestibili?
Non s’improvvisa un laboratorio interiore, né basta la buona volontà ad attivarlo. Occorrono risorse, quelle tre anzitutto, e forgiarle costantemente perché permangano efficaci. Ed una fra esse si rende impossibile senza le due altre; e neppure due senza la terza. Nate per stare insieme: leggere se stessi, la propria interiorità, quanto nell’attimo affiori; rendersi conto della direzione verso cui ogni emozione tende. E sapere dei sentimenti, di chi o cosa ci appassioni, nel gradire o rifiutare uno stare insieme, talvolta inscritto in una storia, di genitorialità/figliolanza, fratellanza, amicizia, o, pure, occasionale incontro, ma pregno di coinvolgimento possibile in cui immergersi o da lasciare per strada.
Interiorità, gli sciami di immagini, i “pensieri”, che costantemente la mente produce, e di cui si è soliti cogliere la più immediata, che affiora con maggiore impulso, fra le più rassicuranti o più preoccupanti, in ragione delle circostanze, delle necessità, ma il più delle volte, in ragione di abitudini mentali a cui si è avvezzi. E quante quelle trattenute nell’ombra, non viste né colte, ma che segnano prepotentemente atteggiamenti e scelte, e attive in ogni attimo che ci permea, di giorno e di notte, che si vegli o si dorma.
Essenziale visione d’interiorità a cui accompagnare essenziale visione dei rapporti, per quanto si determini nei contesti relazionali di cui si è parte. Il meccanismo che automatico si attiva nei rapporti è la proiezione: soprattutto si coglie negli altri, per bonaria convergenza o conflittuale opposizione, tendenze che maggiormente fanno parte di sé. Facilmente si apprezzano o si disdegnano altrui modi di essere e di pensare in ragione di propri in corrispondenza a quelli. È che, a quell’uno o più fattori con cui ci si coglie in convergenza o in apposizione, a comporre la soggettività di sé a miriadi contribuiscono altri modi d’essere e di pensiero. Per cui, pur in rapporti di stima ed apprezzamento reciproco e perfino in quelli di amore, divergenze inducono al confronto e talvolta al conflitto. Come del resto può accadere che persone con cui ci si ritenga in opposizione, abbiano per altri aspetti motivo per essere apprezzate. Fra rigidezza e duttilità si gioca lo sviluppo d’ogni rapporto, e il discernimento per orientarne l’oscillazione è grazia per poter guardare con fiducia la vita e sviluppare relazioni soddisfacenti. Una certa dose d’intransigenza è talvolta inevitabile; ma la transigenza è corredo di maturità e saggezza. E può esserci intransigenza pacata, ferma, motivata. Ma anche altra, talvolta, sull’onda di un contrasto che giunge a sprigionare rabbia, con deterioramento in contesa e perfino in rissa.
Qui utile quel laboratorio interiore, per far sì che percepito l’appesantirsi del confronto, si eviti contesa; e se questa alle porte, si scongiuri scadimento in rissa. Da cosa il miracolo? Essenzialmente, da non serbare cumuli di rabbia in arretrato e da essenziale equilibrio personale, mai la paura di perderci la faccia in un dignitoso confronto. Se non smaltita, rabbia pregressa è mina vagante ad ogni via di salute e di convivialità. E da cosa lo smaltimento? Dal constatarsi comunque vivi, nonostante tutto: poteva andare diversamente, forse, per alcune o tante cose che si sarebbero volute senza averle potute avere; ma si è il frutto della propria storia e, se diversa, si sarebbe altri rispetto a quel che si è. Riconoscimento essenziale da cui scaturisce energia vitale di personalità, e base per cambiamenti desiderati e possibili. Circa i cumuli di rabbia pregressa, ogni animosità attuale che ne scateni dell’altra, facilmente porta ad ammassarla a quelli, con portata esplosiva incrementata ben oltre l’inghippo contingente, e conseguenze imprevedibili se, incontrollata, giunga ad esplodere.
Pertanto, in sintesi: consapevolezza di sé con visione essenziale di quanto avvenga nella relazione, e con essenziale capacità comunicativa. Come mangiare e bere, lo sviluppo comunicativo è funzione naturale degli esseri viventi; ma per la dote del verbale l’umano necessita di apprendimento. Si comunica con presenza muta ed ogni gesto; ma intercalare il verbo rende partecipi con qualità diversa ad un consesso. Momenti magici o terribili in cui ogni parola può essere un di più; ma una parola aggiunta, se la si trova ed è appropriata, può costituire l’uno allo zero del silenzio. La parola inappropriata guasta, l’appropriata esalta: anche un magico silenzio può avere un di più; e anche quel dolore straziante un verbo che disincagli la mente.
Cosa di fatto avviene nel laboratorio interiore? Ci si può guardare per come si è; l’altrui presenza nella relazione è specchio che sempre rimanda qualcosa di se stessi, per ciò che piace o meno. Lo specchio riflette, e riflessione può sgorgare nell’interazione. Non sempre sembra esserci tempo nel dover_dover interagire, rispondere, affermare, contraddire. Ma lo spazio della riflessione è indispensabile per cogliere elementi essenziali delle dinamiche attive nel processo, altrimenti è navigare senza bussola. Sono perlopiù meccanismi d’infanzia a scatenare conflitti: ritenersi per grazia dalla parte di ragione e gradire imporla; di propri limiti, neanche a parlarne; che quindi a sbagliare sia sempre qualche altro. Si può arrivare a riconoscere proprio errore ma, da chiarire, a causa di altri. Se non si cresce non ci si può relazionale in maniera soddisfacente. E si cresce nella relazione. E come si può ovviare? Non si è cresciuti se è mancata una relazione soddisfacente; se non si è cresciuti non si è in grado di stabilire relazioni soddisfacenti. Solito serpente con la sua coda in bocca. È la scommessa epocale, giacché di carenze di crescita ve ne sono a iosa, e in assenza di rapido recupero il mondo può andare a picco.
Acquisire competenza per attivare il laboratorio interiore, per rendersi conto del momento vivo da ricaricare a ogni istante, giacché può anche dissolversi e scomparire; e quindi una carezza rinnovata, un altro bacio, una parola che sappia aprire il cuore; o ravvedersi delle parole malevoli che si stanno rivolgendo alla persona amata, a un figlio, fratello, amico. È spazio dinamico tale laboratorio per cercare se stessi nell’incontro con l’altro, e nel cercare se stessi trovare l’altro, giacché di se stessi si è già sicuri, di essersi trovati da tempo.
Immagine: Cesare Padovani, Orologi, serigrafia, 1980

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