Formazione docenti esperienza d’entusiasmo

Può sviluppare entusiasmo un percorso formativo. 

Dal 2016 i Docenti di ogni ordine scolastico sono vincolati a formarsi costantemente con percorsi formativi validati a livello istituzionale. In precedenza la formazione era affidata per lo più ai singoli docenti.

Al bando emanato a fine ottobre 2018 dalla Rete d’Ambito 20 dell’Ufficio Scolastico della Puglia, Gestalt House APS ha inteso fornire la propria adesione, e, risultando idonea, ha avuto l’attribuzione di tre Corsi:  due (Liceo “A. Stampacchia” Tricase e Istituto Comprensivo Parabita) per l’area tematica “Inclusione e disabilità”, ed uno  (Ist. Tec. Economico “A. De Viti De Marco” Casarano) per l’area tematica “Coesione Sociale e Prevenzione del Disagio Giovanile Globale”.

Una tutor nell’avviare uno di questi corsi mi ha chiesto: “Di che parlerai?” La mia risposta: “Non parlerò di niente, nel senso che sento il mio compito teso prevalentemente a far parlare i presenti piuttosto che parlare io.” Avverto il ruolo del formatore, sul piano delle tematiche di carattere psicologico, come orientato prevalentemente ad agevolare il dialogo e il confronto fra le esperienze e i vissuti professionali dei partecipanti. Vi sono senz’altro indicazioni e proposte da fornire, ma queste vanno filtrate nel corso dell’esperienza formativa che si viene sviluppando e non elargite a livello semplicemente teorico. La formazione NON è didattica, la formazione è coinvolgimento attivo dei partecipanti ad un’esperienza di relazione che aiuti a sviluppare un ambito confidenziale e di fiducia tali da favorire la possibilità di espressione e di confronto sul quanto sta a cuore a chi vi prende parte.

Ho sviluppato gli interventi avvalendomi di alcune strategie tese all’obiettivo di favorire tale coinvolgimento, quali:

  1. Letture di brani di letteratura o attualità relativi alle aree tematiche;
  2. verbatim a tema;
  3. gioco delle affermazioni – metodo educazione non formale.

Verbatim introduttivo:

Cosa mi piace di più del mio lavoro? /Qual è la difficoltà maggiore che incontro nel mio lavoro?

 

Area “Inclusione e disabilità”

Lettura-1

“Alice Sturiale aveva undici anni quando scrisse, a proposito del cielo: “Dentro di te / abita il vento. / Dentro di te / abitano i sogni”. E ne aveva dodici, nel febbraio scorso (1998), quando morì piegando il capo sul banco della sua classe dopo uno scoppio di risa per la battuta di un compagno. Alice era afflitta da una gravissima malattia, l’atrofia muscolare spinale, che le impediva di camminare e persino di reggersi in piedi. Viveva su una carrozzella con il motore.” Riferimento >>>

 

Lettura-2  “Nel frattempo amici e parenti erano spariti tutti per tornare quelle poche volte in uno strano pietismo di discolpa, niente di più. E le bambine crescevano, andavano a scuola e io mi chiedevo se fosse giusto aspettare loro per mangiare qualcosa perché io non ero in grado di cucinare, la vista era ancora sdoppiata, questa sclerosi multipla era davvero un mostro?

Ma mi imponevo: “Se voglio vincere ci devo provare, altrimenti sarò una perdente in partenza”.

Cominciò così la mia rimonta anche se la vergogna e l’imbarazzo della sclerosi multipla c’erano sempre, ma mi impegnavo a farcela dalle piccole alle grandi cose (…)” Maria De Giovanni “Sulle orme della sclerosi multipla, Graus Editore, 2015

Verbatim-1  “Handicap Termine inglese preso dall’ippica, per cui il cavallo che occupa la corsia più interna alla pista parte con un arretramento, o svantaggio, rispetto agli altri cavalli. Espressione infelice, inadeguata, offensiva (…) Solo di recente si è diffuso il termine, certamente più responsabile, di «diversamente abile» o di «diversamente valido». (…) Ecco quindi la necessità di cambiare terminologia, al fine di cambiare anche la qualità della percezione, e di conseguenza la prospettiva di intervento.” (Cesare Padovani, a partire da Ippocrate, AIEP, Rimini, 2002)

Verbatim-2 

“Mercoledì 24 febbraio 2016 Lo hanno legato col nastro adesivo, immobilizzato alla sedia, sollevato e gettato in aria, per farlo cadere a terra, riprendendo la scena col telefonino e condividendola su whatsapp con gli altri compagni di scuola: una nuova storia di bullismo arriva da Casarano e vede come vittima un 14enne disabile, finito nel mirino di alcuni compagni di scuola, che lo hanno seviziato e ripreso con un telefono. Sarebbero diversi gli episodi che riguardano la vittima (…)  Gli autori degli atti di bullismo sono ragazzi tra i 14 e 15 anni, residenti a Ugento, Melissano e Ruffano e ora finiti nei guai.”

Area “Coesione Sociale e Prevenzione del Disagio Giovanile Globale”.

Lettura-1  Riflessione di Luciana Marchese Parigi in Costruire reti tra adulti e ragazzi, da Segnali di Comunità – Riflessioni ed esperienze che ritessono legami Rete Sociale Bambini, Ragazzi e famiglie al Sud – Edizioni Rosso fisso, Cosenza, 2010

“Occorre, anche, affrontare la problematica del cosiddetto “conflitto generazionale” che oggi ha ceduto il passo ad un “abisso di silenzio” fra le generazioni, ad una mancanza di dialogo da ambedue le parti, che molte volte si trasforma in vera e propria ostilità, che, a sua volta, viene sfogata nei modi e con i mezzi più svariati, da conflitti aperti a lancio di gravi offese, fino ad arrivare a incontrare genitori e figli, adulti e giovani, che non hanno nulla da dirsi.”

Lettura-2 – Rosa Casilli, Pro manu-scribendo – I giovani e la grafologia, le ragioni di un incontro dalla Relazione al IV Congresso Internazionale AGI – Firenze 6-8 marzo 2009

“La scuola italiana, di ogni ordine e grado, pur continuando a parlare della centralità dello studente, dell’originalità del percorso individuale che avviene nello stile cognitivo personale e irripetibile, nella rete di relazioni sociali, in realtà negli ultimi decenni, con l’avvento di massa delle nuove tecnologie, ha delegato molto alla macchina, così come molto ha delegato ad altre agenzie formative esterne (imprese), a scapito dell’autenticamente umano. Esce dalla scuola media superiore il giovane tecnico che, se da una parte garantisce lo sviluppo scientificoecnologico, dall’altra resta sempre più inchiodato su una sedia, davanti allo schermo del PC, in un isolamento che potrebbe condizionare le sue relazioni interpersonali.”

Lettura-3

Giuseppe Riva, Genitori si diventa La solitudine dei Nativi Digitali – Tablet, cellulari e videogiochi, GEDI Gruppo editoriale, ott. 2018, pag. 107-113

«In generale, quando gli utenti passano molto tempo a consumare passivamente le informazioni -leggono ma non interagiscono con le persone- riferiscono di sentirsi peggio in seguito… Anche se le cause non sono chiare, i ricercatori ipotizzano che leggere online le vicende degli altri potrebbe portare a un confronto sociale negativo, probabilmente in maniera superiore a quanto avviene offline, dal momento che i post delle persone tendono a essere più positivi e compiacenti».

In pratica, Facebook induce in molti dei suoi utenti l’effetto <d’erba del vicino è sempre più verde»: se non ho la possibilità di interagire con gli altri “amici” e verificare quanto raccontano, potrei farmi l’idea -spesso sbagliata – che siano più felici e più fortunati di me. Il risultato finale è comunque molto chiaro: l’utilizzo passivo di Facebook, in cui l’utente si limita a leggere e mettere i “mi piace” ai post degli altri utenti senza interagire con loro, fa star male le persone: induce depressione, ansia sociale e un senso di solitudine. (…) Tuttavia smettere è molto difficile. Perche? Lo ha spiegato recentemente Sean Parker, già presidente di Facebook: molte tecnologie e in particolare i social media sono stati costruiti per «approfittare delle vulnerabilità della psicologia umana con un meccanismo che crea dipendenza come una droga». Il meccanismo lo spiega sempre Parker: «Ormai abbiamo tutti bisogno di quella piccola scarica di dopamina provocata dal “mi piace” o dai commenti su una foto che postiamo, è un “feedback loop” di validazione sociale». Ma che cos’è questo “feedback loop” di dopamina di cui parla l’ex dirigente di Facebook? La dopamina è un neurotrasmettitore che ha un ruolo centrale nel determinare il livello di piacere attribuito a un’esperienza: maggiore è il livello di dopamina, maggiore è il piacere attribuito a una determinata esperienza. Allo stesso tempo, la dopamina ha un ruolo fondamentale nell’induzione di dipendenze patologiche. Ciò avviene a causa di un feedback loop, ovvero un ciclo di retroazione: si tratta del meccanismo mediante il quale un sistema dinamico è in grado di rinviare al punto di  inizio di un processo un’informazione sul processo stesso (…)

Verbatim-1 Verso quale obiettivo dovrebbe tendere maggiormente la scuola?   – promuovere sempre più un sapere diffuso

– prendersi cura soprattutto delle eccellenze

Verbatim- 2 

Gli insegnanti hanno riserve nei confronti dei bambini che provengono da famiglie povere o disagiate e i loro risultati scolastici sono valutati in maniera diversa (spesso inferiore) da quelli dei loro coetanei più fortunati anche laddove i risultati sono dello stesso livello.

https://www.orizzontescuola.it/bambini-poveri-e-ragazze-discriminati-scuola-stereotipi-genere-e-discriminazioni-classe/

Verbatim-3   Fare rete è anzitutto creare confronto: Oggi si dice spesso della necessità di “fare rete”: fare rete fra scuole; fare rete fra istituzioni, fare rete con le famiglie, ecc. Ben al di là di un assemblaggio di idee ed esperienze,  “fare rete” presuppone un confronto mediante il quale s’intrecciano esperienze e vissuti.  Pertanto, “fare rete” è  soprattutto esperienza di relazione, voglia e capacità di esprimersi e ascoltare, di presentare le proprie esperienze e accogliere quelle altrui. Si può ritenere che implichi fatica in più, mentre invece fare rete può agevolare  i rapporti, migliorare le relazioni favorendo la possibilità collaborazione e l’intesa, mitigando  conflittualità ed antagonismi.

L’obiettivo base è creare rete; rete come tessuto connettivo, come interazioni vitali per sviluppare coinvolgimento e appartenenza; rete come sostegno reciproco mediante la condivisione di esperienze. Ciò che maggiormente danneggia è la difficoltà di relazione, il percepire una condizione di isolamento di fronte alle difficoltà e ai problemi sempre più complessi che la vita scolastica determina a tutti i livelli.

L’obiettivo di fondo è  sviluppare sempre più la consapevolezza del ruolo per una maggiore obiettività nell’assunzione delle proprie responsabilità. Si può oscillare fra un eccessivo distacco ed una eccessiva identificazione con i problemi che si determinano. Graduare meglio l’impatto diventa indispensabile per evitare che, con il distacco il problema diventi più arduo e peggiori; con l’eccessiva identificazione ci si sovraccarichi di responsabilità oltre l’utile e necessario, rischiando talvolta eccessivo affaticamento e il burn-out .

Dai feedback ricavati posso garantire che il coinvolgimento desiderato c’è stato, che realmente la  strategia formativa adottata ha sviluppato entusiasmo.

Ringrazio la Rete d’Ambito 20, e la Dirigente Dr.sa Filomenta Giannelli, per l’opportunità, nonché tutte-i Partecipanti ai tre corsi, con Direttori e Tutor.

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