Frammenti di vita pendolare di Annatonia Margiotta

“Frammenti”, come briciole di vissuto, espresse per lo più in diretta; “di vita pendolare”, con cadenza ritmata di andata e ritorno: è  l’esperienza quotidiana che Annatonia Margiotta descrive in “Frammenti di vita pendolare”

(edizioni Città Futura), e che inizia la mattina alle 5.00, con un percorso da Galatone a Lecce a prendere il treno delle 5.20 per Bari, per recarsi presso l’Ufficio regionale, con l’incarico di funzionaria .

L’avvio d’esperienza la si ritrova a pagina 74, con il brano “La pendolare neofita e lo stalker seriale”:  ed il senso della neofita lo offre anche il fatto che la scrittura di questo brano  è in terza persona, mentre per il resto prevale il narrante in prima persona, più più immediata e diretta.

Da “Quel 7 aprile di 30 anni fa” – pag. 70 – si dice che sono passati trent’anni, e quindi è il 2016 l’anno a cui il brano si riferisce; e poiché in uno successivo, “L’abbonata” – 73  – si dice che “dopo 7 anni di vita pendolare sulla tratta Lecce Bari”, si ricava che l’esperienza dell’autrice di cui  questo libro, deve aver avuto avvio fra 2009 e 2010.

Scrittura di carattere diaristico, espressione del bisogno di estrinsecare esperienze e stati d’animo di usuale quotidianità ma che nell’atto della scrittura assumono quella particolare singolarità che le fa cogliere come uniche ed irripetibili.

Il filo conduttore che offre un senso d’insieme e lega le varie esperienze narrate  è la condizione di pendolarità quotidiana dell’autrice, con le evenienze che questo comporta per taluni aspetti gioviali o talvolta anche spiacevoli.

“Quante storie di vita passano sopra un treno”- 105-, è il titolo del brano che riassume il senso complessivo del libro: realmente il treno è un mondo in cui per quantità e varietà di persone che vi passano, e per il carattere delle esperienze che si realizzano è un mondo con una propria peculiarità, e di questo ne abbiamo  un po’ tutti esperienza, chi più e chi meno, ma  per chi fa vita pendolare per 150+150 km. al giorno, ammettiamolo, un po’ più senz’altro.

Vi si descrivono variegate situazioni di viaggio, incontri ed esperienze,  con agilità narrativa, accattivante, storie che prendono. Ciò che si coglie, ben al di là delle specifiche narrazioni, è il sentimento di fondo che anima il libro, il grande impegno che implica la scelta di svolgere quel lavoro, di alzarsi così presto ogni mattina, di fare tanta strada ogni giorno, di andare incontro quotidianamente a situazioni diverse,  essere sballottati fra ritardi, imprevisti, persone di ogni tipo con cui ci si può imbattere.

Il treno riserva solitamente oltre la propria, anche le esperienze di chi s’incontra, come la nonna che racconta e racconta, fin mentre il treno arriva a Bari, per quindi: “sono costretta a interromperla, la saluto prima di scendere in tutta fretta” -122-.

E poi i compagni di viaggio, la comitiva che s’incontra ogni giorno, e l’affiatamento reciproco, il saper  tutto di tutti; finché può arrivare il giorno che: “da quando sono cambiati gli orari dei treni il gruppo s’è sparpagliato… questa cosa mi rattrista.”

Ed ancora, le parti di esperienza personale che s’intreccia intimamente con la vita di pendolare, come dell’ambìta attesa di un fine settimana, con la speranza del meritato riposo che però va a infrangersi nell’ aprire l’armadio e all’apparire di “una massa informe, colorata e variegata che chiede d’essere stirata.” -28-

Dal  treno il libro prende le mosse, ed anche il titolo, ma a ben vedere il vero treno a un certo punto diventa la scrittura, e compagno di viaggio il lettore. Avvalendosi infatti dell’ambito narrativo che il libro ha insito, ovvero il treno e il viaggio, l’autrice giunge ad aprire ambiti di confidenzialità con chi v’incontra, ovvero i suoi  possibili lettori, riportando, oltre alle storie di viaggio  anche storie sue di vita personali.  E così vi si narra del giorno del suo matrimonio e della suspence della vigilia;  e poi la nascita del suo primo figlio, e della estrema delicatezza di quel momento; e quindi anche di quella che è “La mia migliore amica”, e che nel leggere il brano ho riconosciuto come un’amica comune, la compianta Cristina Faggiano.

Da sempre il viaggio rappresenta occasione di nuove conoscenze e scambi d’esperienze fra chi s’incontra, ma ciò oggi sempre meno, per via di elettronici vari che inducono a sguardi bassi e distanze ben segnate. Ebbene, questi ”Frammenti di vita pendolare” costituiscono un formidabile sguardo verso chi s’incontra in viaggio, potendosi svelare, e costituendosi quali possibili interlocutori a vicenda.

Quale futuro per questa scrittura? Il viaggio intrapreso può avere senz’altro un futuro, con la possibilità di una vena fantastica che apra ad una narrazione, giacché sul treno della scrittura fra gli incontri possibili, questo è molto probabile.

(Luciano Provenzano)

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