
L’ASSOCIAZIONE RINASCERE AL NATURALE >>> ha pubblicato
un post su facebook (4/10/2023)>>> inerente il tema
“Garantire la presenza del caregiver in sala parto”
ne è scaturito un dibattito interessante
che qui si riporta a seguire
Una storia che si ripete con poche varianti da più di 3 anni.
È quello a cui stiamo assistendo in Puglia.
Da una parte le numerose e scoraggianti testimonianze delle partorienti e dei papà che vorrebbero essere loro accanto, dall’altra le continue e instancabili circolari del Dipartimento di Promozione della Salute.
E nel mezzo i dirigenti delle ASL e dei vari presidi ospedalieri che continuano a dettar le loro regole e, nella maggior parte dei casi, non garantiscono la presenza di un accompagnatore scelto dalla partoriente durante il travaglio, il parto e il post parto.
Sarebbe un film monotono, se non fosse drammatico e ci facesse sentire impotenti.
.E nel vostro ospedale qual è la situazione?
Raccontatecelo nei commenti.
Qui un report sulla situazione in questi anni con il riferimento alle numerose circolari: >>>>>
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N.B. la temporalità del thread a seguire non è sincronica con quella del post su fb
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È fondamentalmente un problema di scarsa formazione soprattutto dei medici all’impatto emozionale con gli eventi esistenziali dei soggetti con cui interagiscono nel loro lavoro, in questo caso per l’evento nascita.. Mille circolari non produrranno effetti, è necessaria una formazione specifica con carattere di volontarietà, per il tema, per scegliere di crescere da un punto di vista delle competenze emozionali. Come conciliare il necessario distacco professionale con un indispensabile coinvolgimento emozionale per comprendere più adeguatamente il soggetto con cui mi trovo nella relazione? Diminuire in campo medico l’uso di “paziente” che richiama un ruolo passivo, con invece “persona” o “soggetto” che lo identifica come interlocutore attivo. Ma dobbiamo crescere ancora su questo terreno. Esigere che le normative e le indicazioni delle circolari siano rispettate è comunque sempre il minimo, altrimenti mai nulla si smuove.
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Denise Montinaro a Luciano Provenzano grazie per questo suo intervento onesto e propositivo. Secondo lei noi, come associazione di utenti e le stesse donne cosa potremmo fare di più per andare nella direzione da lei indicata?
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Luciano Provenzano a Denise Montinaro L’associazione attraverso un provider può proporre dei corsi di formazione ECM di qualità per gli operatori sanitari; altresì si può offrire disponibilità all’Ufficio Formazione delle ASL affinché l’associazione possa collaborare alla programmazione e realizzazione di ECM
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Tiziana Bassi a Luciano Provenzano serve davvero una formazione alle competenze emozionali nel momento di assistere una donna e una donna che va in ospedale per partorire?
E con carattere di volontarietà?
Siamo ancora alle prescrizioni di formula alle dimissioni (ad esempio )e davvero lei propone la volontarietà con tutti i corsi gratuiti e senza conflitto di interesse che si organizzano?
Dobbiamo ancora chiedere di formare gli operatori a non gestire le donne,ma lasciare che siano le ostetriche a prenderle in carico prima ancora di partorire (come suggeriscono le linee guida)?
Forse serve un obbligo più che una base volontaria!!
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Luciano Provenzano a Tiziana Bassi Il “sistema” non può delegare competenze e responsabilità per via della funzione di potere insita nel meccanismo del sistema stesso. Il medico è responsabile del sistema, nel nostro sistema sanitario, e al medico in primis è delegata la vigilanza per l’appropriatezza e la sicurezza delle procedure per ogni intervento che si svolge. Possiamo fare proposte per migliorare il sistema ma non per sovvertirlo.
La competenza emozionale dovrebbe essere una competenza di base per tutti gli operatori sanitari, come lo è scrivere e leggere per chi fa lettere e chi fa matematica, ed è indispensabile nel contatto con la partoriente e la puerpera così come presso il letto di chi è prossimo alla dipartita e i suoi familiari.
Per lo sviluppo della dimensione emozionale la scelta soggettiva e volontaria è imprescindibile.
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Tiziana Bassi a Luciano Provenzano che la figura di riferimento sia l’ostetrica non sono io a dirlo, ma il ministero:
Linee di indirizzo BRO – Ministero della Salute >>>>
Di quale sistema parliamo?
Di quale sovversione?
Quella di tenere gli uomini fuori dal tavolo delle decisioni finalmente??
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Tiziana Bassi a Luciano Provenzano se aspettiamo che volontariamente rispettino i passi dell’oms, le linee guida al parto fisiologico, alla promozione e sostegno dell’allattamento, ai vbac , ai parti podalici e gemellari, invece di continuare a parlare di procedure in emergenza e di appropriatezza (quale che al Perrino i dati dei Tc primari sono del 52% da cedap), allora possiamo sperare solo nelle circolari e nelle sanzioni.
OBBLIGO di attenersi alle linee guida, altrimenti si è fuori dal servizio sanitario nazionale!!
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Tiziana Bassi a Luciano Provenzano parlo dei primari.
Lei conosce primari donne?
Io sinceramente no.
Luciano Provenzano a Tiziana Bassi c’è un lavoro di vertice che compete alle istituzioni, e un lavoro di base che compete ad ogni singolo operatore in quanto operatore e cittadino. Le istituzione dovrebbero fare questo e quell’altro…. ; NO primari maschi SI primarie donne; ecc. sono questi livelli di discorso non di mia competenza e nei quali non mi addentro.
Io nella ASL (ora sono in pensione da 7 anni) facevo questo >>> (e se la mia esperienza può giungere utile, qui come riflessione e proposta, sono ben contento): un video >>>> e delle slides >>>
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Tiziana Bassi a Luciano Provenzano allora mi spiego meglio.
Il lavoro ai vertici è nella stragrande maggioranza fatta di uomini che discutono della loro assicurazione.
Sono stata di recente ad un convegno sul tema (Asl ba/Bat) dove l’unica ostetrica relatrice non è stata fatta accomodare al tavolo dei relatori, non ha potuto mostrare il suo lavoro, ed è stata costretta a sedersi in poltrona.
Il livello del discorso è molto chiaro: i livelli di assistenza BRO il ministero li ha stilati anni fa, e se ancora non riusciamo ad avere un’assistenza da paese civile è perché troppi uomini con l’assicurazione parlano e siedono ai tavoli e troppi uomini in politica a fare le nomine.
Se qualcuno cominciasse a buttare fuori dal servizio sanitario nazionale chi non rispetta le linee guida, gli indicatori forse anche il lavoro di alcuni operatori sarebbe migliore in termini di burnout.
Non è auspicabile che debbano essere le donne a proporre che fare quando si è creata appositamente “desease mongering” sulla pelle delle donne stesse e dei loro bambini.
Il potere va levato ai primari e ai dirigenti aziendali, perché non siamo numeri né bestiame da allevamento.
Apprezzo il suo intervento, ma sinceramente non penso che parlare di empatia agli operatori possa essere la soluzione.
Costoro avranno pure delle figlie.
Le obbligano al loro volere contro la scienza?
Luciano Provenzano a Tiziana Bassi lei pone il problema di come sta girando la terra. Io sono d’accordo con lei che dovremmo riuscire ad abbattere i meccanismi di potere che incatenano i vissuti delle persone. ma alle ore 06 di un giorno qualsiasi anche se mese di ottobre che ricorda la rivoluzione d’ottobre (ma anche la marcia su Roma, purtroppo), ma io esprimo nel mio piccolo ciò che qui ed ora ritengo possibile nel mio/nostro piccolo. Per l’intervento sui grandi sistemi ci sentiamo domani
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Stefania Polo a Luciano Provenzano condivido che ci sia bisogno di formazione specifica ed aggiornata non solo emozionale ma non permettere l’accesso ai caregivers nonostante i vari reclami in merito su circolari regionali non so quanto sia attinente.
Sicuramente una formazione all’impatto emozionale è utile per empatizzare ed accompagnare ma perché secondo lei la formazione dovrebbe avere carattere di volontarietà?
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Luciano Provenzano a Stefania Polo lo sviluppo emozionale non è una competenza tecnica bensì è una crescita di personalità e ha bisogno di un’adesione personale, soggettiva. Possiamo dire che è bella che è importante, che aiuta a svolgere meglio il proprio lavoro, a migliorare l’interazione con l’utenza, quindi invogliare al meglio, ma poi la scelta è necessariamente soggettiva.
Tiziana Bassi a Luciano Provenzano ma il ruolo di cura dovrebbe essere già intrinsecamente un ruolo basato su ascolto ed empatia.
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Luciano Provenzano a Tiziana Bassi
“dovrebbe. terza persona singolare del condizionale presente di dovere”, andrebbero analizzate le condizioni che il condizionale ‘potrebbe’ includere
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Stefania Polo a Luciano Provenzano comprendo e condivido si tratti di una crescita personale ed è importante- direi importantissima- per tutti ma soprattutto per chi esercita una professione sanitaria.
Tutte le scelte sono soggettive, no?!? Ma altresì sono necessarie affinché una persona venga accompagnata ed ascoltata. Riferito a questo non si può accettare che una donna in travaglio (adesso parliamo di questo) venga lasciata sola. Non si può accettare che non venga informata delle procedure che intendono applicare sul suo corpo e delle conseguenze di questo, non si può accettare che una donna in travaglio debba lottare per veder rispettato i propri diritti. Non so se questo rientri nell’educazione emozionale, non sono esperta come lei in merito, ma come mamma e come donna che accompagna altre donne si tratta proprio di professionalità ed umanità.
Chiedo a lei, che ha esperienza e la ringrazio per il confronto che sta offrendo, lo vede normale? Anzi, secondo lei è legale?
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Michele Grandolfo a Luciano Provenzano che lo sviluppo emozionale non sia una competenza tecnica può essere affermata solo assumendo una visione macchinina riduzionista nella quale, peraltro, si arriva a considerare ragionevole sostituire i professionisti con le macchine guidate dall’intelligenza artificiale. Il rispetto della fisiologia che ha a che vedere con un quadro di riferimento costituito dalla PsicoNeuroEndocrinoImmunologia (PNEI) produce esiti migliori valutabili con indicatori che vanno dal rapporto di mortalità materna e dei near-miss, dall’emorragia postpartum e dalla quota di parti con taglio cesareo, alla prevalenza di allattamento al seno esclusivo alla dimissione e a tre e sei mesi, giusto per citarne alcuni.
Luciano Provenzano a Michele Grandolfo se il termine “tecnica” la riportiamo a TEKNE (Τέχνη), letteralmente “il saper fare”, va bene anche così.
Ostetrica Daiana Foppa a Luciano Provenzano grazie per il suo interesse. È fondamentale ci siano anche uomini che si battono per i diritti di donne e neonati e quindi per le famiglie nuove. Quello che si è potuto constatare è purtroppo la tendenza del tornare indietro dall’inizio covid nonostante raccomandazioni chiare già da marzo 2020 molto chiare. Padri esclusi neonati ancora di più separati anche se ormai ogni raccomandazione parla chiaro contro la separazione del neonato dalla madre e anche dell’importanza di avere accanto una persona di fiducia. Certo servono più formazioni di crescita personale ma soprattutto bisogna davvero insistere sul rispettare le ormai constate evidenze per garantire sia sicurezza nel termine più ampio che soddisfazione e soprattutto salute.
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Luciano Provenzano a Ostetrica Daiana Foppa Covid, regressione su molto in sanità, ma anche a livello sociale più ampio: più paura diffusa , diffidenza, solitudine, povertà sociale. Il sistema sanitario s’è contratto per paura del contagio, per la mole di lavoro che è piombato addosso ad esso, per gli applausi ad inizio covid e gli abbandoni sul finire. Per molti aspetti e settori occorre ripartire o cominciare quasi daccapo. Tanto lavoro da fare. Occorre sviluppare vicinanza e solidarietà.
Ostetrica Daiana Foppa a Luciano Provenzano si la paura fa paura. E comprendo e capisco. Il problema però è che noi stiamo parlando di donne e neonati sani non di persone bisognose di cura che si sono trovate in serie difficoltà in un periodo tanto delicato quanto importante, nel momento della nascita del proprio figlio. Sono d’accordo sul fatto che ora è arrivato il momento di cogliere e aprirsi tutti insieme con rispetto a cambiamenti buoni.
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Rinascere al Naturale ad Antonella Caroli
noi continuiamo a dar visibilità e a supportare il suo instancabile lavoro, continuando tuttavia a ricevere dolorose testimonianze da parte delle madri e dei loro compagni. Cosa possiamo fare di più, affinché anche in Puglia diventi realtà quel che altrove è da tempo e di fatto un diritto rispettato?
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Rinascere al Naturale aAntonio Belpiede
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Rinascere al Naturale a Donato Metallo
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Michele Grandolfo a Rinascere al Naturale Conoscete bene quale sia il mio punto di vista:
Il sistema sanitario, finanziato con le tasse, non deve semplicemente garantire servizi ma servizi di qualità, apprezzabili con opportuni indicatori di processo, di risultato e di esito. La qualità viene perseguita se in ottemperanza a un obbligo deontologico si opera secondo scienza e coscienza e la scienza è quanto è disponibile sulla base delle conoscenze scientifiche consolidate sulla base delle quali vengono elaborate le raccomandazioni e le linee guida internazionali e nazionali. Da tali linee guida è molto semplice ricavare gli indicatori per la valutazione della qualità. I professionisti devono operare n sinergia perché fanno parte di un sistema che può essere governato solo se sono chiari gli obiettivi da raggiungere valutabili con indicatori validi e con strategie operative coerenti e adeguate a raggiungere gli obiettivi.
I Direttori generali hanno il compito operativo di governare il sistema e devono rispondere con gli indicatori di valutazione. A chi se non al presidente della regione che li nomina?
Le circolari rimangono grida manzoniane se non rimandano alla verifica delle responsabilità.
L’equivoco inaccettabile e totalmente antiscientifico è considerare alcuni aspetti dell’assistenza raccomandata come “umanizzazione” del percorso assistenziale.
Basterebbe riflettere sulle dinamiche ormonali che governano il processo della nascita per rendersi conto che quegli aspetti definiti impropriamente di “umanizzazione” sono essenziali per non interferire con le dinamiche ormonali attraverso atti, condizioni che producono stress.
Ci sono evidenze che nel percorso nascita ci sono importanti deviazioni da quanto è raccomandato a livello nazionale e internazionale? Ci sono e in regione Puglia ci sono più che in qualunque altra regione.
I presidenti di regione invece di divertirsi a rimuovere sistematicamente direttori generali che promuovono il rispetto delle raccomandazioni (evidentemente perché danno fastidio a interessi corporativi) si preoccupino di valutare i direttori generali con gli indicatori di qualità, altrimenti le circolari sono semplicemente grida manzoniane.
Le associazioni della società civile che se vogliono possono partecipare ai comitati percorso nascita aziendali e regionali si facciano sentire anche mobilitando la popolazione con la diffusione delle conoscenze su quello che si deve fare e su quello che non si deve fare e su quello che si fa se si dispone di indagini epidemiologiche rigorose che evidenziano quello che si fa.
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Rinascere al Naturale a Loredana Capone
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Rinascere al Naturale a Azienda Sanitaria Locale Lecce a Azienda Sanitaria Locale Bari a Azienda Sanitaria Locale BT
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Ho avuto tre cesarei per tre motivi diversi. 2017/2019/2023 in tutti e tre i casi non sono stata trattata ne come persona ne come paziente ma come un numero. L’ultimo ricovero gennaio 2023 è stato il peggiore per il divieto dell’assistenza post cesareo da parte di un caregiver non ostante le normative nazionali e ministeriali lo prevedevano/permettevano. Un caos e una presunzione unica nel reparto di ginecologia e ostetricia unico , tra alcuni medici dirigenti verso le pazienti e tra loro stessi. È stato il peggior post cesareo non perché era il terzo in cinque anni ma per la mancanza di assistenza adeguata.
L’intervento è andato bene grazie alla mia ginecologa che tratta le sue pazienti come persone.
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Rinascere al Naturale a Jonela Istrefi un abbraccio Jonela, mi dispiace molto. Non dovrebbe succedere: gli ospedali sono (dovrebbero essere) luoghi di cura e di care. Sono luoghi per avere assistenza nei quali paghiamo come cittadine, e invece a volte ci sentiamo trattate come ospiti indisponenti e fastidiose.
ho avuto il mio secondo cesareo il 26 agosto! tornassi indietro scapperei via di notte
sono stata ricoverata prima del cesareo per ben 23 giorni da alcuni dottori (per modo di dire) non hanno preso delle decisioni sentendomi dire non è mia paziente! finché non e rientrato il mio ginecologo quando secondo il mio parere li dentro dovremmo essere i pazienti di tutti!
tralasciando questo le ostetriche con me sono state bravissime e una in particolare la porterò sempre nel cuore non mi ha lasciato un attimo… (Angelica)
dopo che ho partorito invece dalle care signore del utin ho chiesto aiuto e mi e stato risposto (signora e a casa come devi fare? fai come se stai a casa già) tutto questo dopo un cesareo e sacche di sangue .
se mi chiedessero di consigliarlo direi ASSOLUTAMENTE NO!
Jonela Istrefi a Noemi Saracino quanto dolore in tutto quello che hai passato e quanto schifo da parte loro.
Rinascere al Naturale a Noemi Saracino
Noemi Saracino è assurdo e orribile che i medici di un ospedale pubblico non si prendano cura di un’utente non avendola seguita precedentemente nel privato. Questa poi è una cattiva prassi in più che si aggiunge in alcune realtà geografiche: anziché implementare i consultori ci spingono a rivolgerci al ginecologo privato per pagare un servizio che dovremmo avere gratis, per di più un servizio inadeguato, visto che dovrebbero lasciare alle ostetriche la competenza delle gravidanze fisiologiche.
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Cristiana Tonelli a Noemi Saracino questa cosa che al sud, non solo in Puglia, non curano una paziente ricoverata finché non torna il suo ginecolo è assurda, aberrante e francamente penso proprio illegale. Curiamo le donne incinte che arrivano sui barconi senza saperne nulla (e menomale) e non le donne ricoverate???? Donne che conosco attendere ore all’ospedale di Modica per un antidolorifico dopo il cesareo con le contrazioni perché “finché non arriva il suo ginecologo non le diamo nulla”???? Ma è un reparto maternità o cosa? Quando ho telefonato all’ospedale di Ragusa per chiedere se facevano vbac mi hanno risposto non si o no ma “chi è il suo ginecologo?”!!! Sempre sotto l’ala di qualcuno si deve essere. Che schifo.
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Io nel 2019 all’ospedale di Castelfranco Veneto nell’era prima del Covid ho avuto con me mio marito e la mia ostetrica privata. Ora come ora senza nessuno con me non partorirei o partorirei a casa.
2019: cesareo non necessario tanto meno richiesto! Nessuna possibilità di lasciare in presenza il papà al di fuori degli orari prestabiliti!
Le donne sole corrono maggior rischio di cesareo : a questo puntano dirigenti e personale medico???
Il corpo è nostro e nostro il sacrosanto diritto di aver vicino chi desideriamo e per tutto il tempo voluto; senza se e senza ma!
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Rinascere al Naturale a Letizia Avantaggiato hai ragione Letizia, non si tratta di pretese né capricci: è risaputo che la presenza di un accompagnatore scelto dalla partoriente permette di avere migliori esiti. Perché si continua a scegliere ancora di andare contro le evidenze, andando allo stesso tempo contro quello che è previsto dalla legge e contro la volontà delle utenti? Qual è il vantaggio di queste cattive prassi, che mettono in cattiva luce alcuni ospedali ancor più se paragonati a quelli di altre realtà geografiche?
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Cristiana Tonelli a Diamante Antoniazzi
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La situazione era drammatica prima del COVID e continua ad esserlo. Nulla è cambiato. Avrei tanto da raccontare, ma non ho più voglia di ricordare. Sono però consapevole che ora devo lottare per far valere i miei diritti.
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Stefania Polo a Doula Francesca De Luca
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Racconto la mia esperienza presso l’ospedale di Ospedale Cardinale Panico di Tricase.
Durante la mia prima gravidanza (pre-Covid 2019), appena rientrata da Padova, rimasi sbigottiva dal fatto che non ci sia un parcheggio rosa in tutta l’area dell’ospedale.
La gravidanza ed il parto, tolto il fatto che mi stavano costringendo a partorire stesa nonostante dicessi esplicitamente che non sentivo più le contrazioni, è proseguito serenamente ed eravamo quasi esclusivamente io ed il mio compagno, nel post parto invece stava seriamente compromettendo l’avvio all’allattamento. In ospedale ogni volta che il bambino tornava dal nido aveva il ciuccio in bocca, nonostante io avessi esplicitamente chiesto di non darlo. Ci fecero andare dopo una settimana dalle dimissioni per un controllo e nonostante il bambino allattasse a richiesta, l’attacco era corretto ed eravamo sempre pelle a pelle, il bambino cresceva continuavano a dire che dovevo dare la formula. Una settimana di stress perché nonostante sentissi che non dovevo avevo paura di non fare il giusto. Avrei voluto avere un’informazione corretta ed aggiornata in quel momento.
Durante l’ultima gravidanza, proprio un’anno fa, i ginecologi mi hanno trattata veramente in maniera burbera.
Questa volta ho scelto di farmi seguire da un’ostetrica libera professionista ed un ginecologo mi ha aggredita verbalmente di mettere a rischio il mio bambino, che dovevo fare mensilmente le ecografie, che la curva glicemica era obbligatoria sempre, che ero un’incosciente. Tante informazioni non veritiere, non professionali, informate ed aggiornate e che mi hanno fatto uscire dall’ospedale in stato di ansia, nonostante ero informata e sapevo che quello che diceva non era scientificamente provato, tantomeno professionale ne etico.
La donna in una gravidanza fisiologica, come lo era la mia, non va trattata da malata.
La donna ha la piena libertà di scegliere cosa fare per lei ed il proprio bambino.
Un conto è informare, un’altro è manipolare con l’aggressività.
In tutto ciò io ero sola, il mio compagno non ha potuto assistere a nessuna ecografia, nonostante le restrizioni per il Covid erano da tempo state eliminate.
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Luciano Provenzano a Denise Montinaro proporrei un documento come da bozza che qui includo e per quanto in esso indicato nell’ultimo capoverso. Il testo è suscettibile di ogni modifica per come meglio ritenete:
CON LA DONNA IN SALA PARTO
DOCUMENTO PER SENSIBILIZZARE LE STRUTTURE SANITARIE
A FAVORIRE LA PRESENZA DEL PARTNER
AFFIANCO ALLA DONNA IN SALA TRAVAGLIO E SALA PARTO
Cogliamo come molto importante e altamente significativo il documento della ASL Taranto del 24/02/2023: “Procedura operativa per la Gestione dell’accesso del caregiver in sala parto – Emergenza Covid-19, al fine di “Garantire la presenza dei caregiver in sala parto con lo scopo di favorire e consolidare gli stretti legami affettivi, comportamentali ed emozionali legati alla nascita di un figlio.” >>>>>>>
(
con allegato
Nella stessa data del 24 febbraio 2023 anche la Regione Puglia emanava delle indicazioni relative a “l’accesso dei caregiver (…) nelle strutture sanitarie”, in cui si esplicita: “In ragione del nuovo quadro normativo già esposto, si chiarisce che è consentito l’accesso e la permanenza dei caregiver nelle strutture sanitarie, ospedaliere e territoriali, pubbliche e private accreditate, in particolare per (…) l’assistenza alle donne in gravidanza >>>>>
A fronte di tali importanti indicazioni constatiamo invece che molte strutture sanitarie, ad oggi, in Puglia, non garantiscono affatto una opportuna presenza del partner in sala travaglio e in sala parto affianco alla donna, impedendone invece l’accesso.
La presenza del partner affianco alla donna che sta per partorire è stata una conquista che ha richiesto anni di sensibilizzazione e molteplici istanze per poter essere realizzata, e se anche non in modo uniforme e sostanziale, perlomeno per la maggior parte delle strutture sanitarie, per come meglio è stato possibile, questo era stato un traguardo raggiunto.
I tre anni di Covid hanno però rappresentato l’occasione per portare indietro le lancette dell’orologio, su questo tema; probabilmente le conquiste realizzate in precedenza non erano state del tutto consolidate al punto da diventare prassi ordinaria nel nostro sistema sanitario, e pertanto le molte resistenze che non sempre erano rese esplicite dal sistema in precedenza, hanno trovato la buona occasione del Covid per emergere e diventare nuovamente prassi.
Chiediamo ai Vertici Regionali, delle AASSLL, dell UU.OO.CC., e a tutte e tutti Operatrici ed Operatori del settore, di voler favorire una umanizzazione del percorso nascita, garantendo, col presupposto di ogni garanzia comportamentale richiesta da parte dell’utenza interessata, per quanto le norme prevedono, che sia fortemente garantita la vicinanza della figura del partner affianco alla donna in sala travaglio e sala parto, in ragione di “favorire e consolidare gli stretti legami affettivi, comportamentali ed emozionali legati alla nascita di un figlio.”
CHIEDIAMO il sostegno, la diffusione e la sottoscrizione del presente documento da inviare ai Vertici Regionali da parte dei Sindaci, di Rappresentanti Istituzionali ad ogni livello, dei Rappresentanti di Associazioni, delle Cittadine e Cittadini.
Lecce, data

