PARTIGIANI E PATRIOTI DI PARABITA
Dal libro di Pati Luceri
“Partigiani e Patrioti nella Resistenza.
Combattenti della Guerra di Liberazione”
Il contributo della Provincia di Lecce”
tomo II, Giorgiani Editore
CAGGIULA AIDA
CAMPEGGIO SERAFINO
CATALDI GIOVANNI
CORSANO GIUSEPPE
DE DONNO VINCENZO
FASANO GIUSEPPE
GAABRIELI ROCCO
GARZIA FERNANDO
GARZIA FRANCESCO
GERBINO GIOVANNI
GIANCANE SALVATORE
MAGARELLI CORRADO
MARROCCO RAFFAELE
MARTIGNANO LUIGI
MUDONI MARIO
PETRELLI MODESTO
PISANELLO CARMINE
RIZZELLO ANTONIO
RIZZELLO SALVATORE
SANTANTONIO GIOVANNI
SCHIRINZI NICOLA ANTONIO
SECLÌ ANTONIO
SECLÌ FRANCESCO
SECLÌ CESARIO
TORNESELLO ORONZO
VIGNA VINCENZO
VINCI LUIGI
DA ALTRE FONTI
A Lecce, il 27 gennaio 2006, presso il Teatro Paisiello, in occasione della Giornata della Memoria, è andato in scena lo spettacolo «Morire di libertà» di Daniele Greco, con le interpretazioni di Donato Chiarello, Federico Della Ducata, Federica De Prezzo, Ester De Vitis, Antonio Giuri e le musiche jazz del «Myriam Mariano Jazz Quartet». Con il coordinamento organizzativo e artistico di Carla Guido. Si tratta della storia di Renato Leopizzi, il giornalista e scrittore di Parabita (Lecce) che avversò il fascismo e che progettò un attentato (poi fallito) contro Benito Mussolini. Per questo nel 1928 fu processato ed internato in carcere, dove per lui iniziò un lento declino fisico e psicologico. Nel 1938 beneficiò dell’amnistia, ma continuò ad essere costantemente controllato e quando in una circostanza mancò di firmare il quotidiano rapporto di presenza negli uffici di polizia venne internato nel manicomio di Lecce e giudicato affetto da «paranoia allucinatoria, pericolosa per sè e per gli altri». Morì nel 1974 a 69 anni. L’ex Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi lo definì «una figura esemplare per il nostro Paese».
La Gazzetta del Mezzogiorno
Renato Leopizzi, un uomo per la libertà. Nota biografica
Renato Leopizzi nasce a Parabita il 19 luglio 1905. Di famiglia agiata, figlio di Andrea Leopizzi e Antonia Indraccolo, secondo genito di una famiglia numerosa – dopo di lui nasceranno altri 4 fratelli – trascorre la fanciullezza frequentando le scuole locali. Nel 1917 la morte della madre, alla quale seguirà, ad un anno di distanza, la morte del padre. I figli si divideranno fra una zia paterna ed una zia materna che vive a Lecce. Successivamente tutti i Leopizzi si trasferiranno a Lecce. Qui, Renato, studierà presso il Collegio Argento dei Gesuiti e poi presso le Scuole pubbliche, e stringerà amicizia con Raffaele Aloisi, il cui padre avrà un’influenza importantissima sul giovane Renato, avvicinandolo alla fede repubblicana. Dal 1920 al 1922 entra a far parte del Circolo Giovanile Giuseppe Mazzini, dimettendosi per le sue idee troppo spinte, non condivise dagli altri membri del circolo. Collabora con giornali e riviste, locali e nazionali: «L’Araldo, di Lecce; Il Crepuscolo, di Trieste; Lettura Artistica, di Brindisi; Rivista Dalmatica, di Zara; Piccolo Teatrale di Milano; Arte e Morale, di Salerno; Rinnovamento, di Messina; e altri; diventa membro dell’Associazione della Stampa di Lecce. Scrive, legge, studia, pubblica; progetta racconti e romanzi. Compone un dramma in 5 atti “Il fallo sociale” che pubblica nel 1924». (D’Antico, A., Renato Leopizzi, un uomo per la libertà, Edizioni Il Laboratorio, Parabita (Le) 1987).
Dal 4 gennaio 1925 è in Belgio, a Liegi dove studia Scienze Naturali presso la locale Università. A Liegi stringe rapporti d’amicizia e collaborazione con altri antifascisti italiani esuli o studenti come lui, fondando la rivista letteraria “Vita”. Dal novembre del ’26 è a Parigi, dove frequenta la Facoltà di Medicina della Sorbona. Qui, entra in contatto col gruppo di antifascisti che ruota attorno al “Corriere degli Italiani” che, poi, diventa sede della “Concentrazione antifascista”. Inizia a scrivere sotto lo pseudonimo di Elio Salentino, stringendo rapporti d’amicizia e collaborazione con Aldo Salerno, Alviso Pavan, Beltrani. Nel ’27 lascia Parigi per tornare a Lecce, ma viene intercettato un pacco presso la frontiera di Domodossola, speditogli dall’amico Pietro Piccarreta, contenente tutto il suo materiale rimasto a Parigi (libri, articoli, manoscritti) e «comprovante l’attività antifascista di Renato e il fatto che egli altri non era se non il noto Elio Salentino» (D’Antico, A.). Processato dal tribunale di Bari, viene condannato dalla Commissione Provinciale a 5 anni di confino. Riconosciuto colpevole di attività sovversiva e antinazionale, il 6 aprile 1928, viene condannato a 6 anni, tre mesi e quindici giorni di prigionia. «La famiglia inoltra ripetutamente domande di grazia che egli si rifiuta di firmare per non dover rinnegare i suoi principi, la sua fede, i suoi ideali» (D’Antico, A.). Il regime, non sapendo piegare il suo spirito lo definisce come “vaneggiante” rinchiudendolo nel Manicomio Criminale di Napoli (1932), ma nel ’33 viene fatto tornare a Lecce, dalla sorella Maria. A Lecce progetta una nuova rivista, “La nuova stampa”, scrive il romanzo “La campana del mio convento”, cerca di riallacciare i rapporti con gli altri antifascisti, ma la Lecce del tempo non si accorge di lui, che resta continuamente sorvegliato dalla polizia, e intraprende la strada del silenzio, dell’indifferenza. Un giorno abbandona, senza preavviso, Lecce, recandosi a piedi a Parabita «dove aveva ascoltato per la prima volta la tenerezza degli affetti e il tepore dei sentimenti, dove aveva stabilito le prime amicizie, sentito il palpito dei primi ideali, ascoltato la voce del bisogno di libertà» (D’Antico, A.). Si reca nel cimitero a pregare sulla tomba dei genitori. Viene ritrovato a Leuca e giudicato, dalla polizia, affetto da “paranoia allucinatoria, pericoloso per sé e per gli altri” internandolo nel Manicomio di Lecce. Un certificato accerta la morte di Leopizzi pochi anni dopo esser stato rinchiuso in manicomio, morirà, in realtà, nel 1974 senza aver mai saputo che il regime contro cui aveva combattuto era stato sconfitto.
da: Aldo D’Antico, Renato Leopizzi, un uomo per la libertà, Edizioni Il Laboratorio, Parabita (Le) 1987
Luigi Cataldo, nipote di Cesario, ha pubblicato per conto delle edizioni Il Laboratorio, anno 2007, un pamphlet dal titolo “Sulle tracce di IT 113942“, appunti di un viaggio da egli compiuto per cercare tracce e testimonianze dello zio deceduto nel campo di sterminio di Ebensee, disponendo di due elementi per tale ricerca: due lettere e un numero.
Maurizio Nocera che scrive la presentazione al volumetto parla di “narrazione affascinante. Sin dalle prime righe mi coinvolge in un afflato di forte impatto. L’autore sa emozionare e il suo racconto si snoda “pizzicando” corde delicate del cuore.”
Qui a seguire la pagina finale del volumetto:
In data 2 giugno 2016 presso la Prefettura di Lecce, in occasione del 70° anniversario della nascita della Repubblica, il Prefetto, alla presenza di Rappresentanti istituzionali e degli studenti degli istituti scolastici della Provincia ha consegnato le medaglie d’Onore alla memoria a chi è stato deportato nei lager nazisti. Nell’elenco dei nomi compare fra altri Cesario Cataldo di Parabita, la cui medaglia è stata ritirata dal nipote Luigi Cataldo. Riferimento stampa >>>
































