Campo estivo 2019 per bambini e ragazzi promosso da Gestalt House APS in partnership con l’Ambito Territoriale Sociale di Casarano
(Comuni di Casarano, Collepasso, Matino, Parabita, Ruffano, Supersano, Taurisano)

 Ambito Territoriale Sociale di Casarano – Avviso Pubblico n. 5/2019  (determinazione n 99 del 03/05/2019) per la formazione di un elenco di Associazioni da cui attingere per la realizzazione dei servizi educativi e per il tempo libero per realizzare ed offrire alle famiglie uno spazio di socializzazione per i propri figli, ricco di stimoli e idoneo a sviluppare e potenziare in maniera divertente processi di integrazione sociale e di crescita formativa, prevedendo attività ludico-ricreative, socio-educative e ginnico-sportive.

Bambini partecipanti al campo G.H. APS n. 15

Parliamo di come parliamo

è questo il tema che ha guidato il nostro campo 2019

Questa la narrazione di un episodio da cui è scaturita una riflessione collettiva

“Piazza grande” di cui in questo breve testo si parla è il ritrovarci tutti insieme in cerchio  a dialogare su quanto si realizza nel Campo

Parliamo di come parliamo

J. (7 anni e 1/2) era intento a inchiodare dei chiodi in un legno.

D. (10 anni) gli era vicino, e vedendo che J. aveva la mano troppo vicina al chiodo, gli ha suggerito di allontanare la mano per non correre il rischio di darsi una martellata sulla mano.

J. non sentiva ragioni e continuava a tenere la mano troppo vicina a dove egli stesso batteva i colpi.

Per dissuaderlo D. ha iniziato a muovergli il legno, pensando che in tal modo J.  avrebbe  smesso. Ma J.  si è sentito infastidito dal comportamento di D. e per tutta risposta gli ha detto: “mo te tau ma martellata a ‘capu” (se non la smetti ti do una martellata in testa).

In Piazza Grande abbiamo commentato questo fatto.

La frase di J. è fortemente minacciosa e grave;  ma anche D., pur avendo una buona intenzione, ha adottato un comportamento provocatorio  verso J.

Le parole con cui ci esprimiamo determinano i nostri rapporti.

Parliamo di come parliamo può aiutarci a capire quale effetto hanno le parole che pronunciamo nei nostri rapporti con le altre persone.

La storia “tu ‘Ngiccu(Francesco) è tratta da un racconto  della nostra tradizione popolare.

Lo abbiamo rappresentato come personaggio a cui vogliamo molto bene ma che dovremmo ben guardarci dall’imitare.

Potrebbe rappresentare un ragazzo oggi, che, eccessivamente distratto da videogiochi e chat, perde il contatto con la realtà.

La storia “tu ‘Giccu” rappresentata in forma animata nel campo estivo 2017, il cui burattino costruito allora dai bimbi è stato utilizzato anche in questo 2019

‘Ngiccu è un ragazzo che se ne sta sempre chiuso in casa, troppo intento su videogiochi e chat.

I genitori lo sollecitano ripetutamente ad uscire, e finalmente un giorno egli accetta l’invito della mamma che gli chiede di  andare a pulire del pesce in riva al mare di fronte casa. Egli ci va ma essendo molto insicuro di sé, dopo aver lavato il pesce si avvede di una nave che passa in lontananza e facendo cenni la chiama. I marinai, vedendolo, dirottano il tragitto e gli si avvicinano chiedendogli il motivo per cui li ha chiamati. Ed egli chiede semplicemente loro di rassicurarlo di aver ben pulito il pesce. Un po’ arrabbiati per la banalità della richiesta, i marinai gli intimano  che se dovesse chiamarli un’altra volta sia solo per salutarli con il saluto a loro dovuto: “ientu a poppa! (vento a poppa!)”.

‘Giccu, comunque contento di quell’incontro, dopo aver riportato il pesce a casa, decide di uscire nuovamente. Questa volta s’imbatte in dei cacciatori, ed egli contento li saluta con l’espressione indicatagli dai marinai. Senonché a tale saluto i cacciatori si arrabbiano, in quanto ritengono che con quelle parole egli faccia allontanare la selvaggina. Timidamente egli chiede loro quale sia il saluto migliore, e costoro gli dicono: “Sangu all’occhiu!” (termine un po’ truce che significa di mirare bene per colpire la preda). Egli contento di tale indicazione si allontana e arriva nella piazza del paese, dove due si stanno selvaggiamente picchiando circondati da un nugolo di astanti intenti ad osservarli. Niente di meglio trova il nostro amico che rivolgersi loro col saluto appena appreso: “Sangu all’occhiu!” Quando gli astanti sentono tale saluto in quella circostanza gli si rivoltano contro, facendogli notare che quei due si stanno già facendo male di loro e che con quel saluto lui li incita a farsene ancora di più. Intimidito da tale rimprovero, ‘Giccu timidamente chiede anche a loro quale sia il miglior saluto. E costoro gli propongono l’espressione: “U Signore cu li scucchia!” (“che il Signore li separi”). Soddisfatto dell’apprendimento, egli si dirige per altra strada, dove incontra un corteo matrimoniale. E subito avvalendosi del suggerimento poco prima ricevuto, inizia a salutare con l’espressione: “U Signore cu li scucchia!” Infuriati, sposi e corteo tutto gli si rivoltano contro, quasi a linciarlo. Egli si scusa e chiede loro come avrebbe dovuto salutarli, e gli dicono: “Sette, ottu te quisti allu giurnu! (sette, otto di questi ogni giorno!”). Nuovamente contento di aver appreso quest’altro saluto, continua il suo giro nel paese e s’imbatte in un funerale. Ritenendo sia la volta buona di valorizzare il saluto appena appreso, inizia a gridare: “sette, ottu te quisti allu giurnu!” Infuriati, coloro che seguivano il funerale si avventano contro per bastonarlo. Rendendosi conto di aver sbagliato, egli chiede scusa, e quelli per pietà  non infieriscono nei suoi confronti.

A quel punto ‘Giccu decide di tornarsene a casa e racconta tutto ai suoi genitori, e questi gli fanno presente che l’eccessivo uso di video giochi e chat inducono a non rendersi conto della realtà, non fanno tenere i piedi per terra. E lo invitano a uscire più spesso ad incontrare degli amici che è il modo migliore per capire il mondo e utilizzare le parole più appropriate per le varie circostanze.

Alessandro e Simone , due cuginetti che in una stradina di Catania il 13 luglio 2019, mentre sono semplicemente seduti sulla soglia della loro casa, vengono falciati da un’auto in folle corsa. A loro abbiamo dedicato delle pietre dipinte dai bambini del Campo deposte in mucchio al centro di Piazza Grande, e con riflessioni emerse leggendo il brano qui a seguire reperito su F.B..

Se avessero avuto la possibilità di un campo estivo Ale e Simò starebbero ora a giocare con noi

-ci andiamo a giocare fuori Simò?
-a cosa Ale?
-giochiamo a pallone facciamo due tiri davanti casa
-no dai giochiamo a nascondino ti va?
-certo mi piace correre, tanto non mi troveresti
-ok però prima sediamoci davanti la porta che ti voglio fare vedere il nuovo gioco che mi sono scaricato oggi….
-Poi il silenzio assordante, una sbandata un urlo il tuo Simó che chiedevi aiuto e io che non potevo fare nulla x aiutarti xchè io me n’ ero appena andato da questa terra… la tua situazione era gravissima già ma io non ti ho mai lasciato solo ho sperato insieme ai tuoi genitori che tu potevi farcela…. x me non c’è stato nulla da fare fin da subito ho perso troppo sangue….ma poi mi sono reso conto che tu mi mancavi troppo e allora ti ho chiamato dolcemente e tu sei subito arrivato….
-allora Simó continuamo a fare quello che stavamo facendo?
-certo Ale qui possiamo sederci su una nuvola non corriamo rischi e nessuno ci farà male…
-è vero qui è tutto più bello siamo in paradiso
– è il paradiso e qui noi saremo per sempre insieme…..
Ale e Simó”

A seguito dell’incontro con il Sindaco di Parabita, Stefano Prete, e sull’onda delle riflessioni emerse nel dialogo con lui, abbiamo elaborato la seguente lettera:

Caro Sindaco,

Vorremmo un campo estivo anche d’inverno, in primavera, in autunno e naturalmente in estate, anche di domenica, di lunedì, martedì, ecc. ecc. Naturalmente esageriamo, ma è per dire che vorremmo più spazi, più tempi, più opportunità d’incontro e di crescita per i bambini.

A volte ci annoiamo troppo; i nostri genitori ci raccontano che quando erano piccoli loro c’era più vivacità nel paese, i ragazzi stavano fuori di più insieme, camminavano da soli per strada. Ora invece noi siamo come sotto tutela, perché le strade sono pericolose e gli spazi per stare all’aperto sono molto pochi. I giochi ci piacciono, li vogliamo: le altalene e gli scivoli nel parco, le pertiche, la fontana funzionante e pulita, ma vorremmo anche e soprattutto spazi e occasioni di dialogo per parlare di noi, delle cose che facciamo, delle cose che viviamo, delle nostre paure, dei nostri sogni. Vorremmo parlare di come parliamo, di come ci comportiamo di cosa può aiutarci a crescere bene, in armonia, di stare bene, di affrontare con responsabilità i momenti difficili, collaborare insieme per un mondo più bello, pulito e umano per tutti i bambini del mondo.

Firmato

I Bambini del Campo

La lettera di fine campo

* * *

Cari Bambini e Ragazzi del Campo Estivo 2019
e Cari Genitori
il Campo estivo sta per finire, ci saluteremo domani portandoci nel cuore queste intense giornate fra gli alberi, con i giochi, disegni e pitture, le “panare” di Zia Antonietta, qualche libro, gli incontri e i dialoghi realizzati, il calore dell’estate e il canto delle cicale, ma soprattutto la voglia di sentirci e stare insieme.

Non è mancato qualche momento difficile: qualcuno fra voi bambini l’ho dovuto inseguire e fermare per qualche parola o gesto di troppo. Ma siamo poi sempre riusciti a guardarci nuovamente negli occhi, a capirci, a comprendere le reciproche ragioni: quelle di un clima sereno e sicuro da garantire per tutti, e quelle del vostro bisogno di crescere per capirvi di più e adeguare al meglio il comportamento.
Parliamo di come parliamo ha costituito l’obiettivo base del nostro Campo, per renderci conto dell’effetto che ogni parola e comportamento determina nelle nostre relazioni. I primi giorni su questo tema abbiamo dialogato maggiormente insieme; nel prosieguo questo si è reso meno possibile in quanto le vostre attività spontanee hanno preso il sopravvento con gli orti, l’altalena, l’albero di corbezzolo con le vostre arrampicate e piroette ginniche, e tanto altro ancora.
Il nostro scopo è stato far crescere la reciproca fiducia sia fra Voi e noi più grandi ma anche e soprattutto fra Voi bambini e ragazzi, e dei frutti importanti sono emersi: una maggiore collaborazione per le attività che svolgete ed un aumento di confidenzialità fra voi, con la possibilità che oltre a parlare di gioco e di attività del Campo, fra alcuni di Voi si sono sviluppati segnali di confidenzialità con scambi di esperienze su aspetti di vita personale. Quindi, non solo si gioca insieme ma in amicizia si può dialogare su quanto riguarda la propria vita.
E questo spero e vi auguro che sia il risultato più bello di questo Campo per ciascuno di Voi: la voglia e la capacità di fare amicizia ancora e sempre più.
Cordialmente, anche a nome di Marilena, Lucia e gli altri Amici/Amiche del Campo
Luciano
Parabita/Matino, lì 1 agosto 2019

* * *

Un vivo ringraziamento all’Ambito Territoriale Sociale di Casarano e alla sua Responsabile, dott.ssa Gigliola Totisco, per questa opportunità offerta a noi come Associazione e alle Famiglie e Bambini per averne potuto fruire

Ringraziamento che estendiamo agli Amici del Campo per averci fatto visita, sviluppando delle iniziative insieme:

Antonietta Marsano, cestaia, socia onoraria della nostra Associazione presente quasi quotidianamente al Campo, con la sua arte e animando anche dei giochi e canti con i bambini

Antonio Romano, docente di linguistica UniTorino che dialoga sul valore della lingia dialettale, e il figlio Martino, che anima un dialogo e ricerca sul campo sugli insetti

Antonietta Perrone Dirigente Scolastica e Rosaria Carrisi e Carmen Provenzano, Docenti, I.C. Parabita

Emanuela Gatto, Assessore Comune di Matino

Stefano Prete, Sindaco, e Francesco Solidoro, Assessore, Comune di Parabita

Lucia Giuri Filograna, nonna e pastaia

Renato Grilli, attore teatro della voce, animatore di storie con i bambini

Lebuski, artista circense

Gabrielle De Rosa, cantautrice

Operatori CB Radio Penisola Salentina

Antonio Martignano, nonno e restauratore di mobili

Maria Vittoria Antonazzo e Luigi Tornesello, cantante e musicisti di Pizzica Salentina

Luigi Prete, Avvocato, animatore di dialoghi con i bambini

Francesco Manni, Ingegnere e cultore di storia locale che dialoga con i bambini

Antonio Landi, papà, biologo, dialoghi con i bambini

Lucia Giaracuni, esperta nell’arte del macramè

Giuseppe Sestini, animatore dialogante con i bambini

Un ringraziamento soprattutto a

Lucia Antonazzo, animatrice, per il cuore nel suo relazionarsi con i bimbi e per averli aperti al rapporto confidenziale con l’albero di corbezzolo usandolo come cuccagna per arrampicarsi e fare acrobazie

Lorek De Giorgi, 12 anni, iscritto come fruitore del campo ma che con la sua esperienza di scout,  sviluppa un buon grado di animazione

Marilena, per l’amore e la grande dedizione che ha reso possibile quest’esperienza.

Luciano

Campo 2019
Slide in sequenza

Scorrere sulla foto o dalle frecce  a lato per visionarle

Video Campo 2017

Due articoli sull’esperienza del Campo

La Reciprocità Educativa

Gioca_Giò è fondamentalmente  un’esperienza  di libertà reciproca sperimentata nel rapporto educativo fra bambini e adulti. Come il bambino ha da imparare dall’adulto così anche  l’adulto può aver da imparare dal bambino.

al campo al campo per fare gruppo

Come un’avventura, una cosa nuova, utile, bella e interessante, con l’obiettivo di sviluppare protagonismo, creatività e vita di gruppo dei bambini, in questo si può sintetizzare l’iniziativa di GiocaGiò, Campo Estivo di Gestalt House APS. 

Abstract del progetto

Gioca_giò / Gioire_giocando è la proposta di campo estivo per bambini e ragazzi dai 6 agli 11 anni, con l’obiettivo che il gioco costituisca sempre un’esperienza di gioia, giacché i giochi possono talvolta annoiare o rendere eccessivamente competitivi o isolare in mondi virtuali. Poter quindi sviluppare attività ludiche favorendo occasioni di divertimento e svago e al contempo la possibilità di apprendimento in maniera naturale e spontanea, assecondando bisogni, interessi e capacità dei ragazzi, in uno spazio all’aperto con attigua residenza in campagna. Spazio alla creatività innata dei bambini e alla possibilità di avvalersi delle esperienze con adulti quali facilitatori e guide, in ragione delle fonti di conoscenza e competenza che sono disponibili nell’ambiente di campagna e per altre possibili relazioni significative a questa associate.

Riferimenti essenziali:

– L’esperienza di Don Lorenzo Milani, che in “Lettera ad una professoressa” sottolineava l’importanza di dare spazio alla curiosità e all’inventiva dei ragazzi, da parte dell’educatore che svolge un vero e proprio ruolo di artista, facendosi promotore di una relazione tra il bambino in crescita, la propria interiorità e il mondo circostante.

– Il pensiero di Donald Winnicott, per il quale “l’esperienza culturale comincia con il vivere in modo creativo, e ciò in primo luogo si manifesta nel gioco”. L’impulso creativo è presente alla stessa maniera in ogni essere umano, compresi i bambini con difficoltà i quali “possono manifestare la gioia per il semplice fatto di poter respirare.”

– Dichiarazione di Parigi dei Ministri dell’Educazione dell’Unione Europea (17 marzo 2015) per la promozione della cittadinanza attiva, la prevenzione dell’emarginazione e della radicalizzazione violenta. “Indispensabile per l’operatore di Arte-Educazione è dunque saper valorizzare il gioco considerandolo un alleato dell’apprendimento cognitivo e relazionale, nonché il mezzo fondamentale per trasmettere messaggi, valori e conoscenze. La finalità primaria dell’educazione non è solo sviluppare conoscenze, abilità, competenze, ma anche aiutare i giovani -in stretta collaborazione con i genitori e le famiglie- a divenire componenti attivi della società, responsabili e mentalmente aperti.”

Nei tre riferimenti sopra apportati si sottolinea l’importanza del gioco, della creatività e dell’inventiva per la crescita dei bambini e ragazzi. Sono le opportunità che la proposta che Gioca_giò / Gioire_giocando intende offrire: spazio al gioco libero fra bambini, sotto lo sguardo vigile di adulti empaticamente presenti; giochi guidati dall’ “Arte-Educatore” per favorire piattaforme ludiche di più ampio coinvolgimento fra tutti i partecipanti. Possibilità quindi di sviluppare in maniera creativa elaborati narrativi, pittorici, musicali e di altre arti, come prodotto dei percorsi compiuti per la soddisfazione dei ragazzi stessi e come opportunità di comunicazione con i genitori, in famiglia. Ambito Territoriale Sociale di Casarano

Obiettivi

Obiettivi qualitativi:

Favorire la creativa gestione del tempo libero dei bambini, in maniera che al centro vi sia la possibilità esplorativa, di ricerca e di organizzazione di attività ludiche in uno spazio naturale, evitando la centralità di televisore, playstation, o altri apparecchi informatici ; – essere guidati dall’Arte-Educatore in piccole attività attinenti la vita agricola, quali: seminare dei fiori, conoscere le piante, irrigare, raccogliere e degustare la frutta di stagione; – Fare in modo che i ragazzi si sentano coprotagonisti attivi delle azioni intraprese; – Favorire l’inclusione sociale dei ragazzi, il potenziamento delle risorse specifiche di ciascuno; – Sostenere la comunicazione fra bambini e genitori per un costante coinvolgimento di questi nelle attività svolte.

Obiettivi quantitativi:

Tali obiettivi saranno in rapporto diretto col numero di possibili fruitori dell’esperienza proposta, all’età degli stessi, agli aspetti relativi al carattere di ciascuno e ai contesti socio-familiari di provenienza.

Crediti immagine di apertura pagina: Giulia Celli, immagine tratta  dal fascicolo: Bruca tu che bruco anch’io, a cura di Cesare Padovani, Dicastero alla Cultura Repubblica di San Marino, 1985 , di cui alla quarta di copertina: “In un piccolo territorio sovrano di cultura europea, nella profumata primavera  del 1985, sopra un ponte ideale che unisce l’insegnamento di Freinet a quello di Rodari, si sono mossi un migliaio di bambini e decine di educatori ai confini tra gioco e apprendimento, tra utopia e realtà, tra il sogno e la costruzione, sorridenti, parafrasando il desiderio di un poeta: “e il gesso ritorna scoglio, il banco ridiventa albero, la penna ritorna uccello e la scuola si trasforma in un parco.”>>

Ringrazio Sebastiano Pedaci per la foto della stessa immagine.

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