Noemi *

Volata via a 16 anni, massacrata dal suo, diciamo, fidanzatino, di anni 17 (almeno da notizie fino ad oggi). Più che volata, affondata, ricoperta di pietre, dopo che con una di queste le era stato frantumato il cranio. Stiamo tutti a guardare: chi da vicino – la voglia matta-horror di dire “io c’ero” – , chi da più lontano, attraverso notizie raccolte da stampa e tv, face-book e consimili, a contemplare il disastro sociale che ci attraversa e pervade. La gravità è resa più ardua dall’interrogativo se questa che ci fregiamo definire evoluzione di civiltà sia possibile ritenerla realmente tale, quando la barbarie e l’irrazionalità assoluta sono a due passi da casa; e dovremmo anche dire di quel che vi succede dentro le proprie, giacché l’efferata violenza è la punta d’iceberg di tanta violenza che alberga in tante, troppe famiglie, in tanti troppi cuori.

Eppur ci tocca guardare il disastro, osservarlo attentamente, cercare di capire come sia potuto succedere, anche per evitarne di ulteriori in futuro. Che se si ripara il tetto, ma la casa è fradicia, l’acqua entrerà dalla finestra. Ma almeno ci proviamo.

Per ricavare riflessioni attingo a quanto riportato da altri sulla stampa. Era stato interessato il Tribunale per i Minorenni, sia dalla mamma di lei che da quella di lui; ritenevano, ciascuna, carica di rischio e imprevedibilità la relazione fra i due ragazzi. Abbastanza strana tale coincidenza. Non si adisce a cuor leggero ad un Organo di Giustizia, sia pur minorile. Se un minore è vittima – o a rischio di esserlo – di abuso di qualche tipo, da parte di qualcuno, il TM prima ancora andare perseguire l’abusante – che se adulto ha competenza il Tribunale Ordinario a tale azione – riversa la propria attenzione sul minore abusato o a rischio di esserlo, e generalmente emana un provvedimento di tutela, in affidamento ai Servizi Sociali se non addirittura sottraendolo alla famiglia per inserirlo in una struttura protetta. Allorquando cioè una mamma,anzi due, vanno al TM stanno implicitamente ammettendo: non siamo in grado di gestire nostro/a figlio/a, aiutateci voi. Il TM per poter intervenire necessariamente procede limitando anzitutto la potestà genitoriale (artt. 330 o 333 cc), che significa: prendiamo atto della vostra ammissione, di non riuscire a governare la situazione di vostro/a figlio/a, quindi noi Organo Giudiziario Minorile, prendiamo in parte o in tutto – in base alla gravità – il vostro ruolo.

Quindi che due mamme, spontaneamente vadano a dire: non siamo mamme/genitori capaci di gestire la situazione di nostro/a figlio/a è alquanto singolare.

Questo elemento lascia pensare che fra le famiglie che avvertono il problema e l’Organo di Giustizia Minorile ci sia, come molto spesso accade, un vuoto. Dove sono i Servizi Sociali? Che ruolo svolgono? Si attivano soltanto se c’è il provvedimento del giudice minorile? Non hanno capacità, forza, competenza per un intervento autonomo? Per i problemi che nell’immediatezza delle situazioni emergono riescono solo indicare la via del TM alle famiglie? E comunque questo accade il extremis, quando le situazioni sono solitamente incancrenite, perché quale genitore va a dire all’assistente sociale o al giudice: per piacere riconoscimi come incapace di governare mio/a figlio/a e prendi tu in mano la situazione!?

La verità è che i Servizi Sociali sono un po’ ovunque degli uffici burocratici  e scarsamente inclini e adeguati a sviluppare intervento di promozione e tutela sociale in proprio. Costantemente presi da mille emergenze e scadenze, con la premura che le situazioni che si hanno in gestione, pur se gravi, non debordino. Ma, all’improvviso, una non è come le altre, non rimane circoscritta nella solita ordinarietà, e ci si smarrisce, e si smarrisce la situazione di mano, e si smarrisce una ragazza, e quando viene ritrovata – come viene ritrovata – siamo tutti smarriti.

Diciamo anche che i Servizi Sociali non dovrebbero essere soli; è prassi consolidata che il Giudice Minorile affidi i casi in trattamento al Servizio Sociale in collaborazione con il Consultorio Familiare. Erano nati per questo i Consultori Familiari, per promuovere una essenziale vivibilità delle relazioni di coppia e nelle famiglie: smantellati, possiamo dirlo, i Consultori sono stati smantellati sistematicamente dai vari interventi di riorganizzazione sanitaria; rimangono brandelli di quei servizi che erano o che avrebbero dovuto essere. Ironia: andavo proprio a Specchia a trovare la Dott.sa Franca Cecere, i primi anni ’80, perché a Specchia era stato aperto uno dei primi Consultori Familiari di Puglia: sede,  attrezzature, arredi d’avanguardia, personale adeguato; e io che iniziavo in quegli anni, mi ci recavo per addentrarmi nell’operatività. A Specchia il Consultorio ormai da qualche anno non c’è più.

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*Noemi Durini, la sedicenne scomparsa da Specchia (Le) il 3 settembre 2017 e trovata cadavere  il 13 successivo in una campagna vicino Leuca.

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Articolo pubblicato sulla Gazzetta del Mezzogiorno il 19.09.2017, pagine di Lecce Primo Piano

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