di emozione in emozione

Di emozione in emozione a piè sospinto, oggi più che mai: le si evoca ed esalta; emozioni sempre e ovunque, quasi scoperte  da poco appena: segno di modernità, al passo coi tempi:  musica, volti, tramonti e albe, circostanze varie; face book ed altro le riportano prossime, dal vivo. In un mondo cristallizzato spesso da solitudini, noia e talvolta angoscia, evocare emozioni fa sentire vivi. Da cogliere e valorizzare la differenza fra generica esibizione di vissuti e sensazioni emozionali, quella che corre sui media a piè sospinto, appunto, ed una significativa comunicazione che scaturisca da relazioni pur appena significative, con carattere immediato e diretto o mediato per arti e lettere.

Emozione è ogni battito del cuore, emo è sangue, l’’impulso che si sprigiona e fuoriesce da un’’intimità, questa l’’emozione. Di solito sono quelle piacevoli le più facili a dirsi e a mostrarsi; per quelle spiacevoli si è più cauti: dire di paure non è facile, e ancor meno di dolore, angoscia; la rabbia la si può scorgere  in arrivo, ma quasi sempre esplode e la si constata poi per gli esiti.

Se da immediata s’’avvia a sedimentarsi, l’’emozione perviene a sentimento: gioia o paura possono dirsi emozioni  nell’’attimo in cui una o l’’altra – o altre al pari – le si avverta emergere. Si configurano come sentimento qualora s’incamminino a durare come stato d’’animo prevalente per attimi conseguenti o più.

Alla base, le emozioni sono caratterizzate da una intensa variabilità: la gioia suscitata nell’’attimo può trasformarsi immediatamente a seguire in tristezza, mentre non sempre è agevole il percorso inverso, da tristezza a gioia; ma può accadere che tristezza pervenga a inquietudine o talvolta a rabbia.

La valenza emotiva è oltremodo soggettiva, e questo fa sì che una stessa esperienza può assumere connotazione diversa a seconda di chi o di quando la si vive; persino una luna piena può talvolta procurare gioia o anche tristezza, in considerazione  di egual fenomeno rievocato per quanto si venne ad esperire in altri tempi o luoghi o storie.

Spinte energetiche originate da ogni battito del cuore si irradiano nel corpo affiorando in superficie come tratti espressivi che, si sia consapevoli o meno, hanno il segno di quella spinta originaria. Quelle più intense che si è soliti cogliere come tali e pertanto le si nomina appunto emozioni, sono quelle stesse spinte che per la maggiore intensità si trasformano in vortici più o meno intensi il cui punto d’’origine  è quella stessa pulsazione ma che per l’’intensità di cui sono dotate, quel vortice energetico procurato rende maggiormente espressive e quindi anche maggiormente percepibili.

Le si vive e le si percepisce quindi, le nostre care, e sono belle quelle, diciamo, d’’entusiasmo;  quelle tristi o turbinose, ci sono e tanto basta per doverle comunque annoverare e con esse fare i conti. Al fondo si tratta di riuscire a dirle, a nominarle, descriverle per qualche tratto che emerga e sia possibile. Sembra irriverente che ad una luna piena occorra aggiungere parole a completarla, giacché basta esserci per coglierne intensità e bellezza, ed ogni parola aggiunta rischia di alterare quell’immediatezza emozionale. Da scorgere che può rendersi piacevole anche riuscire ad andare oltre. Quel bacio intenso che non ha bisogno di parole, ma a cui se un “ti amo” si riesca ad agganciare, può recare, che dire?, nuovo gusto. “Morbide le tue labbra”, e “questa luna con te… Appendere parole sul filo di emozione può aiutare a coglierle più intensamente.

Sul versante di paure, dire di esse va nel segno di poterle minimamente illuminare; e giacché paura è sempre ombra che vaga in agguato, nel momento in cui la si rischiara con quel dire di essa, si può giungere a sottrarle terreno alla base e renderla più trattabile e, per quanto possibile, un po’ meno inquietante.

Partono dal cuore, quindi, e giungono alla pelle, negli occhi, nei gesti, e su tali traiettorie sono già espressive di per sé, le emozioni. Si tratta, volendo, di renderle ulteriormente esplicite con parole che dicano di esse e le rilancino vivificanti nell’’esperienza. Ché trattenendole in sé, in assenza di una sia pur essenziale narrazione, assottigliando quindi la loro propulsione espressiva, quelle positive le si accumula, preziosa risorsa non devoluta, a rischio di muffa e deterioramento nell’’intimo; mentre quelle negative rischiano accumulo di polvere pirica pronta ad esplodere per interiori guai o nelle relazioni.

Non che sempre, per le varie circostanze della vita, sia possibile appendere parole alle emozioni, ma che si sia predisposti e capaci per riuscire a farlo allorquando utile, possibile e necessario, questo è un sicuro traguardo di crescita.

È valenza di occidentalità a connotare qui la riflessione, giacché in Oriente le strategie sociali prevalenti mirano all’’impassibilità e al distacco sul piano emozionale. Curiamo intanto la nostra peculiarità.

Disegno – Serigrafia di Lucio Conversano – grazie.

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