L’impostazione strutturalista dello studio della comunicazione umana separa nettamente i termini di riferimento fra chi emette un messaggio e chi lo riceve. Una visione gestaltica li integra invece; e pertanto, nel corso di un dialogo, tutti gli interlocutori sono, ad un tempo, emissari e riceventi. Quindi, chi sta inviando un messaggio ne sta al contempo anche ricevendo, e chi ne sta ricevendo ne sta, nello stesso tempo, anche inviando. Da tale riflessione era inizialmente partita l’idea di questi focus , orientandola verso il titolo: “Dire è ascoltare”. Anche la vicinanza fonetica fra “dire e dare” ha contribuito all’approdo di questo prescelto: “Dare è ricevere.”

Dono è modalità essenziale per declinare l’esistenza in senso propositivo, che altrimenti rischia di scadere in banale passaggio mordi e fuggi fra le strade del mondo. Si è grati ai genitori, alla vita, a Dio, chi e per quanto li si custodisca in cuore, per il dono ricevuto. E da questo primo ogni altro ne deriva: il ritrovarsi prossimi a condividere una condizione, un’esperienza, un gesto, una circostanza. Ne scaturiscono a sua volta i doni che si è soliti identificare come tali, gli oggetti-regalo, testimonianza comunque di relazioni percorse da un essenziale reciproco flusso donativo, anche se la superficialità dell’oggetto talvolta – o troppo spesso – occlude il senso della relazione più profonda che esso sottende, e la venalità ne deteriora il senso ultimo.

Ogni disguido che sorga intorno a un dono, offerto o ricevuto, circa ad esempio il suo valore rispetto ad un’attesa, o su quanto sia gratuita e libera elargizione o abbia invece reconditi fini, su questo si misurano tante relazioni: quanto si sarebbe desiderato o addirittura si sarebbe meritato, per quanto si è dato, e che non è invece ritornato per come si sarebbe sperato! O quanto si sarebbe potuto ricambiare più e meglio per un dono ricevuto mentre ha prevalso diffidenza e chiusura!

E se ciò vale per gli oggetti-regalo tanto più per i doni intangibili: una parola o un gesto d’attenzione a un genitore, a una persona cara o a un prossimo di cui invece si è diffidato, o per cui non ci si voluti sprecare più di tanto!
Ci fa da sponda una riflessione del teologo, Luigi Sartori, che nell’individuare la profonda connessione del dare al ricevere, la associava al dire che, nell’interlocuzione diventa in pari tempo anche occasione di ricezione: «Ormai nella mia psicologia si è per così dire sedimentata la convinzione che il vero parlare sia un colloquiare e che l’interlocutore contribuisca realmente a svegliare o a orientare il mio pensiero e il mio dire.
Mi sembra che persino sperimentalmente il dare debba essere al tempo stesso anche un ricevere. Anche solo la presenza o la reazione registrabile su quel misterioso fluido che soprattutto tramite gli occhi mi arriva da chi mi ascolta, stimola sottolineature, approfondimenti, nuove intuizioni. Dopo ogni lezione, ogni conferenza, anche adesso ritorno a me stesso sempre arricchito o almeno diverso. Ho spesso l’impressione di aver più ricevuto che dato, di avere più ascoltato che parlato.»